Il salmì non lo decidi la mattina. Lo decidi il giorno prima, quando metti la carne nel vino con il ginepro e i chiodi di garofano e poi, per ventiquattr’ore, ogni volta che apri il frigorifero ti arriva addosso quell’odore di bosco e di spezie che sa già di domenica.
Poi arriva la cottura, che è lunga e non si può accorciare: tre ore di fuoco basso in cui la carne smette di essere dura e il fondo si restringe fino a diventare quasi nero. E arriva la polenta, che nel Bellunese non è un contorno ma metà del piatto.
La ricetta in breve
- Categoria: secondo di cacciagione
- Stagione: autunno
- Marinatura: 12-24 ore
- Preparazione: 30 min
- Cottura: 2-3 ore
- Dosi: 4-6 persone
Che cos’è il salmì
La parola arriva dal francese salmis, e indica un modo di cucinare la selvaggina: marinatura lunga in vino e aromi, poi rosolatura e stufatura nello stesso liquido, fino a ottenere un sugo denso e concentrato. Non è una salsa che si aggiunge: è il fondo di cottura che si riduce.
La marinata ha una funzione pratica prima ancora che aromatica. La carne di capriolo è magra, compatta e ha un sapore deciso; il vino la intenerisce, il ginepro e le spezie smussano quel gusto forte che non a tutti piace. È la ragione per cui, nelle case di montagna, la marinata non è mai stata considerata un vezzo da cuoco ma una necessità.

Gli ingredienti
Per 4-6 persone
Per la carne
- 1 kg di polpa di capriolo (spalla o coscia), a cubi di 3-4 cm
- 1 cipolla, 1 carota, 1 costa di sedano
- olio extravergine e una noce di burro
- sale e pepe
Per la marinata
- 600 ml di vino rosso corposo
- 1 cipolla affettata, 2 spicchi d’aglio
- 2-3 bacche di ginepro, 2-3 chiodi di garofano
- salvia, alloro, rosmarino
Per la polenta
- 400 g di farina di mais (sponcio, se la trovate)
- 1,6 litri d’acqua, sale grosso
Come si fa
- La sera prima. Pulite la carne dalle pellicine, mettetela in una terrina capiente con la cipolla affettata, l’aglio, il ginepro leggermente schiacciato, i chiodi di garofano e le erbe. Coprite tutto con il vino rosso, sigillate e lasciate in frigorifero almeno dodici ore, meglio ventiquattro.
- Il soffritto. Tritate finemente sedano, carota e cipolla e fateli appassire dolcemente in casseruola con olio e burro. Ci vogliono dieci minuti buoni: devono ammorbidirsi, non colorire.
- La rosolatura. Scolate la carne dalla marinata (tenetela da parte, filtrata) e asciugatela bene con carta da cucina — se è bagnata non rosola, bolle. Alzate la fiamma e fatela colorire su tutti i lati, poi salate e pepate.
- La stufatura. Versate la marinata filtrata, portate a bollore per un minuto, poi abbassate al minimo e coprite. Da qui servono due ore e mezza-tre. Controllate ogni tanto: se asciuga troppo aggiungete un mestolo di brodo caldo o di acqua.
- Il finale. Quando la carne si sfalda alla forchetta, scoperchiate e alzate leggermente la fiamma per far restringere il fondo. Deve velare il cucchiaio.
La polenta: perché il mais sponcio
Con il salmì la polenta è d’obbligo, e nel Bellunese c’è un motivo in più per farla come si deve. La Valbelluna ha infatti un suo mais autoctono, il mais sponcio: il nome dialettale significa “appuntito” e descrive il rostro del chicco, rivolto verso la punta della pannocchia. È una varietà a granella arancione vivo, coltivata storicamente fra Cesiomaggiore, Santa Giustina, Feltre e Fonzaso, documentata nei testi agrari fin dal 1882 e oggi inserita nell’Arca del Gusto di Slow Food.

Dà una farina a grana media, di un giallo-arancio intenso e punteggiata di scuro, che fa la classica polenta gialla di montagna: soda, saporita, da cuocere almeno quaranta minuti e da tagliare — nella tradizione — con il filo, non con il coltello.
Se non trovate il sponcio va benissimo una buona farina di mais a grana media. Quello che conta è il tempo: la polenta veloce, con il salmì, non regge.
Come si porta in tavola
Polenta nel piatto — una fetta spessa, o un mestolo se la volete morbida — e sopra il salmì con il suo fondo, versato senza timidezza. La polenta lo assorbe: è per questo che il sugo dev’essere abbondante e ristretto insieme.

Un rosso di montagna, robusto ma non barricato, e nient’altro. Se avanza, il giorno dopo è persino migliore: il salmì è uno di quei piatti che riposano bene.
Note e sostituzioni
- Cervo al posto del capriolo: funziona, ma la carne è più grossolana e vuole mezz’ora in più.
- Dove si compra: fuori dalla stagione venatoria la selvaggina si trova surgelata nelle macellerie di montagna e presso i centri di lavorazione autorizzati. Se vi arriva da un cacciatore, chiedete che sia stata sottoposta ai controlli sanitari previsti.
- Il ginepro: due o tre bacche bastano. È l’errore più comune — abbondare, e ritrovarsi un piatto che sa di gin.
- Il vino della marinata finisce nel piatto: usatene uno che berreste.
Un piatto che segue il calendario
Il salmì è un piatto d’autunno, e non per gusto ma per calendario: è la stagione in cui la selvaggina arriva in cucina, la stessa in cui le mandrie tornano a valle e i paesi festeggiano la fine dell’alpeggio, come a Se Desmonteghea a Falcade. Nelle Dolomiti Bellunesi la cucina non ha mai smesso di seguire questo ritmo.
È lo stesso mondo del pastìn e della polenta e schìz: carne, polenta, poche cose fatte bene e nessuna fretta.
Fonti
- Capriolo in salmì alla veneta — Saporie (dosi e tempi della versione veneta)
- Mais sponcio — Arca del Gusto, Fondazione Slow Food (origine del nome, zona, caratteristiche, uso)
- Mais Sponcio — Wikipedia
Immagine di copertina: un piatto di Capriolo con la polenta del Ristorante La Taverna Di Belluno.

