Per tutta l’estate sono stati lassù. Dai primi di giugno le mandrie della Valle del Biois hanno pascolato nelle malghe del comprensorio della valle, del Passo San Pellegrino e di Valles, mentre in fondovalle scorreva la stagione turistica. Poi arriva la fine di settembre: le giornate si accorciano, l’erba perde forza, le notti in quota diventano una cosa seria. Per gli animali e per chi li accudisce è ora di tornare a casa.
A Falcade questo ritorno non avviene in silenzio. Il sabato mattina la strada del centro si riempie di gente, e da monte arrivano i campanacci: mandrie e greggi bardate di fiori, nastri e specchi, i carri delle malghe, gli allevatori in abito tradizionale. È il momento in cui una valle intera si guarda lavorare — e si applaude.
Si chiama Se Desmonteghea, si tiene a Falcade dal 25 al 27 settembre 2026 ed è arrivata alla ventiduesima edizione. Quest’anno, oltre agli alpeggi, porta con sé un secondo grande patrimonio delle valli dolomitiche: l’edizione 2026 è dedicata ai Carnevali delle valli.
Se Desmonteghea 2026 — in breve
- Quando: venerdì 25, sabato 26 e domenica 27 settembre 2026 (apertura indicata alle 18.00 di venerdì)
- Dove: Falcade, Valle del Biois (BL). Quartier generale al tendone di Piazzale dello Sport; la festa si allarga alla Piana di Falcade e alle vie del centro
- Edizione: la 22ª
- Il momento clou: sabato mattina, il passaggio delle malghe per il centro storico
- Tema 2026: i Carnevali delle valli
- Fiera: oltre 100 espositori locali fra artigianato e prodotti del territorio
- Organizza: Gruppo Folk Union Ladina Val Biois
- Abito: è gradito l’uso di abiti tradizionali anche da parte dei visitatori
Dati dalla pagina ufficiale Se Desmonteghea della Fondazione DMO Dolomiti Bellunesi e dalla scheda di Agordino Dolomiti. Il programma dettagliato ora per ora non è ancora stato pubblicato.
Che cosa vuol dire “Se Desmonteghea”
Il nome della festa è in ladino ed è, letteralmente, una cronaca: se desmonteghea vale l’italiano impersonale “si desmontega”, cioè si scende dalla montagna, si riportano gli animali giù dalle malghe.
Il verbo appartiene a una coppia precisa. In italiano tecnico si dice monticare (portare il bestiame in quota, all’inizio dell’estate) e demonticare (riportarlo a valle, a fine stagione); le forme dialettali diffuse nelle valli dolomitiche sono montegar e desmontegar, da cui desmontegada. Il prefisso des- fa tutto il lavoro: annulla il movimento di salita. In tedesco la stessa coppia esiste ed è trasparente: Almauftrieb e Almabtrieb.
Vale la pena una precisazione, perché la manifestazione viene spesso presentata anche come “festival della transumanza”: la transumanza in senso stretto è un concetto più ampio, che comprende gli spostamenti stagionali su lunga distanza; l’alpeggio, cioè il movimento verticale fra fondovalle e pascoli d’alta quota, ne è una forma particolare. Quella che si celebra a Falcade è precisamente la seconda.
Che il nome sia in ladino non è un vezzo. Le valli agordine, insieme a Zoldo, Ampezzo, Cadore e Comelico, appartengono alla minoranza linguistica ladina riconosciuta dalla legge 482/1999, e la Valle del Biois è una delle aree in cui questa identità è più attivamente coltivata — a partire proprio dall’associazione che organizza la festa.

Che cos’è la desmontegada (e perché non è folklore)
L’alpeggio è un sistema, non una cartolina. In primavera inoltrata gli animali salgono in malga; per tre o quattro mesi pascolano sopra i mille metri, dove l’erba è più povera in quantità ma molto più ricca in qualità: è il motivo per cui i formaggi e le carni di malga hanno un profilo così diverso. In quota qualcuno resta con loro — il malgaro — a mungere due volte al giorno, lavorare il latte, riparare recinzioni, sorvegliare il tempo.
A fine settembre quel ciclo si chiude. Gli animali scendono, la malga si svuota, i conti dell’annata si fanno. La discesa, un tempo, era semplicemente il giorno in cui la strada tornava piena; se andava bene — nessun capo perso, nessun incidente in quota — gli animali venivano bardati per ringraziamento e per orgoglio. Da qui vengono i fiori, i nastri, gli specchi, i campanacci grandi.
Oggi la giornata è diventata una festa, e va benissimo così. Ma vale la pena ricordare che dietro le corone di fiori ci sono aziende agricole vere, che quel lavoro lo fanno tutto l’anno e in condizioni che non hanno nulla di pittoresco. È esattamente lo scopo con cui il Gruppo Folk dice di aver fatto nascere Se Desmonteghea: valorizzare una ricchezza del territorio come lo sono le aziende agricole e le malghe.

Sabato, Falcade aspetta il ritorno delle mandrie
È il cuore della manifestazione. Nella mattinata di sabato 26 settembre le malghe scendono e attraversano il centro storico di Falcade: bovini, ma anche capre, pecore, asini e cavalli, bardati a festa, accompagnati dagli allevatori e dai carri addobbati delle singole malghe. Nell’edizione 2025 il passaggio era fissato alle 11.00 e riguardava le malghe del comprensorio pascolivo della Val del Biois, del Passo San Pellegrino e di Valles; l’orario preciso del 2026 sarà comunicato con il programma.
Finita la sfilata, gli animali vengono ospitati sulla Piana di Falcade, l’ampia distesa erbosa nel centro del paese: è lì che si può girare fra i capi, parlare con chi li alleva, capire la differenza fra una razza e l’altra. Poi la festa si sposta sotto il tendone.

Falcade si addobba: prima di tutto una festa della comunità
La DMO Dolomiti Bellunesi lo scrive senza giri di parole: è “un evento molto sentito dalla popolazione della Valle del Biois”, che per quel fine settimana abbellisce a festa il paese. Si vede: balconi, staccionate, fontane, vetrine. E si vede soprattutto nel numero di persone della valle che si vestono con l’abito tradizionale non perché sia previsto, ma perché è la loro festa.
Non è una contrapposizione con il turismo — gli ospiti sono benvenuti e la festa è cresciuta anche grazie a loro. È piuttosto una questione di ordine dei fattori: qui la comunità non mette in scena qualcosa per i visitatori, li invita dentro qualcosa che farebbe comunque.
La fiera delle tipicità: oltre 100 espositori
Attorno alla Piana e al tendone si allarga la fiera delle tipicità, che secondo la pagina ufficiale conta più di 100 espositori locali fra artigianato e prodotti del territorio (nell’edizione 2025 la locandina indicava oltre 120 banchi). Formaggi di malga, salumi, miele, piccole produzioni agroalimentari, lavorazioni del legno e della lana: è il tipo di mercato in cui il produttore, di norma, è la persona che ti sta davanti.
Sotto al tendone funziona la cucina tipica con i piatti della tradizione, e i ristoranti della vallata propongono per l’occasione un menù Se Desmonteghea dedicato. Sui piatti effettivamente in carta conviene aspettare il programma: nel 2025, per dare un’idea, le serate ruotavano attorno a una taiada de manz con la polenta, ai piat dela tradizion del pranzo del sabato e a un toro allo spiedo la domenica.
Union Ladina Val Biois: la parte che fa la differenza
Se Se Desmonteghea non è una sagra come le altre, il merito è in buona parte di chi la organizza. Il Gruppo Folk Val Biois nasce nel 1989, sulle tracce di un gruppo precedente attivo fra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta, con un intento dichiaratamente semplice: divertirsi riproponendo musiche e balli popolari tramandati dagli anziani. Poi la cosa si è fatta seria. Nel 1996 il gruppo promuove la prima Rassegna dei Gruppi Folk dell’Agordino; a metà anni Novanta costituisce l’Union Ladina Val Biois, che collabora con l’Istituto Ladin de la Dolomites di Borca di Cadore e fa parte della Federazione dei Ladini del Veneto.
Da qui viene la parte del programma che di solito manca alle feste di paese: gli approfondimenti culturali e le presentazioni di libri curati dall’Union Ladina, e lo stand del libro sotto il tendone con le pubblicazioni prodotte dall’associazione. Sono anche la ragione per cui la manifestazione, pur essendo diventata l’appuntamento di fine estate più grosso dell’Agordino, non ha perso il filo: il punto di forza dichiarato è l’autenticità dei valori legati alla cultura e alla tradizione della Val del Biois, trasmessi durante la festa attraverso momenti di approfondimento.
Sui numeri delle edizioni le fonti non coincidono del tutto: il Gruppo Folk indica il 2015 come l’anno in cui ha iniziato a proporre Se Desmonteghea — la festa delle malghe nella forma attuale, mentre il conteggio ufficiale delle edizioni parte da più lontano — quella del 2025 è stata la ventunesima, quella del 2026 sarà la ventiduesima.
I gruppi folk dell’Agordino
L’altro momento forte del fine settimana è la sfilata dei gruppi folk, che nelle ultime edizioni ha occupato il pomeriggio della domenica: costumi, bande, fisarmoniche e balli tradizionali lungo il centro storico e sulla Piana.
Nel 2025, per il trentacinquesimo del Gruppo Folk, sfilarono i gruppi amici del Comelico, di Livinallongo del Col di Lana, Selva di Cadore, Rocca Pietore, San Tomaso Agordino, La Valle Agordina e della Conca agordina, accompagnati dalla banda di Fodom e dal Gruppo di fisarmoniche dell’Accordion Alpe Adria, con ospiti da fuori regione. È una geografia che vale la pena leggere: in una sola giornata passano davanti quasi tutte le comunità ladine e alpine della provincia. Chi ci sarà nel 2026 lo dirà il programma.
2026: Se Desmonteghea incontra i Carnevali delle valli
È la novità annunciata dell’edizione: il 2026 sarà dedicato ai Carnevali delle valli. Sulla carta è un accostamento curioso — il carnevale sta a febbraio, la desmontegada a settembre — ma culturalmente ha molto senso: sono i due riti che nelle valli dolomitiche segnano il passaggio delle stagioni, e in entrambi la comunità si racconta indossando qualcosa.
Il patrimonio a cui si attinge è notevole e non ha nulla a che vedere con il carnevale dei carri allegorici. Nelle Dolomiti Bellunesi sopravvivono mascherate arcaiche con maschere intagliate nel legno e una simbologia precisa, dall’Agordino al Comelico, dalla Val di Zoldo al Cadore: la Mascorèda e i Matazìn di Sottoguda, in Rocca Pietore, la Gnaga di Fornesighe in Val di Zoldo, la Santä Ploniä di Dosoledo in Comelico con la Zinghenesta, considerata la prima maschera-guida femminile di un carnevale di montagna in Italia. Ne abbiamo raccontato il senso nel nostro articolo su il Carnevale nelle Dolomiti.
Quali carnevali saranno effettivamente presenti a Falcade non è ancora stato comunicato: aggiorneremo questa sezione quando gli organizzatori pubblicheranno l’elenco.
Abiti tradizionali: non chiamateli dirndl
Sulla pagina ufficiale c’è una riga che dice molto: “per vivere a pieno lo spirito della festa è gradito l’uso di abiti tradizionali da parte di tutti i visitatori”. Non è un obbligo e non serve travestirsi: è un invito a partecipare invece che a guardare.
Va però detta una cosa che sui social si legge spesso a rovescio: qui non siamo in Tirolo. L’abito tradizionale dell’Agordino non è un dirndl e non è un costume tirolese; è una cosa sua, documentata e diversa di valle in valle, con un lessico proprio. Nella vicina Valle Agordina, per fare l’esempio meglio descritto nelle pubblicazioni delle Pro Loco bellunesi, l’abito femminile si compone di camisa (la camicia di tela di canapa con le maniche a sbuffo), carpeta (l’ampia gonna di lana), gucia e crosat (il giacchino e il gilet stretti), garmal (il grembiule di mussola di lana), fazolet da col e fazolet da testa; quello maschile di camisa, braghe, gilet, giacheta, cauzet, scarpet e tabaro. La Val Biois ha la propria variante, custodita e portata in giro dal Gruppo Folk: guardarla da vicino, durante la sfilata, è uno dei motivi migliori per esserci.
Se l’argomento interessa, ne parliamo più a lungo nella pagina dedicata alle tradizioni popolari delle Dolomiti Bellunesi.
La Val Biois, il latte e una primogenitura italiana
La Valle del Biois si apre a Cencenighe Agordino e sale verso il Passo San Pellegrino passando per Vallada Agordina, Canale d’Agordo e Falcade, sotto le Pale di San Martino da un lato e il Focobon dall’altro. È una valle di tabià — i fienili in legno, qui più numerosi che altrove — di prati da sfalcio e di malghe.

E, soprattutto, è una valle che al latte deve un primato: l’8 gennaio 1872, a Canale d’Agordo, l’arciprete don Antonio Della Lucia (1824-1906) costituì quella che è considerata la prima latteria cooperativa d’Italia. I contadini erano diffidenti e non capivano l’utilità di associarsi per lavorare il latte, così Della Lucia si mise a fare il casaro in canonica per dimostrarlo sul campo. Funzionò: nel 1881 le latterie sociali della provincia di Belluno erano già cinquantaquattro, e i formaggi bellunesi cominciarono a uscire dalla valle.

Tenere insieme questi due fatti — la festa delle malghe e la prima cooperativa lattiero-casearia del Paese, nate nella stessa valle a un secolo e mezzo di distanza — è il modo più rapido per capire perché a Falcade la desmontegada non sia una rievocazione storica.
Le parole dell’alpeggio, incise nei nomi delle Dolomiti
Chi segue la nostra serie sulla toponomastica dei passi dolomitici ha già incontrato questo mondo. Il Passo Staulanza, per esempio, porta nel nome gli stavoli, i ricoveri stagionali del bestiame: un intero paesaggio raccontato da una parola. La toponomastica delle Dolomiti è piena di questi fossili linguistici — malghe, casère, pascoli, mandrie — e di solito li leggiamo come tracce di un’economia scomparsa.
Se Desmonteghea serve anche a ricordare che scomparsa non è. Le stesse parole che spiegano perché un passo si chiami in un certo modo descrivono, l’ultimo fine settimana di settembre, qualcosa che succede davvero: animali che scendono, malghe che chiudono, una valle che conta i capi. È un fossile che cammina.
Il programma di Se Desmonteghea 2026
Al momento in cui scriviamo, il programma dettagliato dell’edizione 2026 non è ancora stato pubblicato: le fonti ufficiali indicano date, luogo, tema e struttura generale, ma gli orari e i singoli appuntamenti sono ancora in via di definizione. Aggiorneremo questa sezione non appena il programma sarà disponibile dagli organizzatori.
Quello che è confermato:
- Venerdì 25 settembre — apertura della manifestazione, indicata alle 18.00, al tendone di Piazzale dello Sport
- Sabato 26 settembre — in mattinata il passaggio delle malghe per il centro storico di Falcade; nel pomeriggio la festa si concentra fra la Piana e il tendone
- Domenica 27 settembre — la giornata dei gruppi folk e la chiusura della manifestazione
Per tutti e tre i giorni: fiera delle tipicità con oltre 100 espositori, cucina tipica sotto il tendone, approfondimenti culturali e presentazioni di libri dell’Union Ladina Val Biois, musica e balli tradizionali, menù dedicati nei ristoranti della valle.
Com’è andata nel 2025, per farsi un’idea
La ventunesima edizione (26-28 settembre 2025) può servire da riferimento, ma non è il programma 2026.
Venerdì
Aperitivo di apertura dalle 18.00, cucina dalle 18.30, musica e ballo dalle 20.30.
Sabato
Apertura del tendone alle 9.00; alle 11.00 il passaggio delle malghe per il centro storico; pranzo con i piatti della tradizione; nel pomeriggio incontro con i malgari sotto il tendone e musica dal vivo fino a sera.
Domenica
Concerto di fisarmoniche in mattinata, pranzo con toro allo spiedo, alle 14.30 la sfilata dei gruppi folk per il centro storico e sulla Piana, musica e ballo fino alla chiusura.
Fonte: locandina ufficiale 2025 pubblicata da Promo Falcade.
Informazioni pratiche
- Dove — Falcade (BL), Valle del Biois. Il tendone è allestito in Piazzale dello Sport; la Piana di Falcade e le vie del centro ospitano sfilate e animali.
- Quando — venerdì 25, sabato 26, domenica 27 settembre 2026.
- Ingresso — le fonti ufficiali non indicano un biglietto d’ingresso alla manifestazione; consumazioni e acquisti sono a pagamento.
- Contatti — Gruppo Folk Union Ladina Val Biois (organizzatore): tel. +39 380 4399155, gruppofolkvalbiois@gmail.com. Ufficio turistico di Falcade: tel. +39 0437 599062.
- Consigli di buon senso, non prescrizioni del programma: la sfilata del sabato mattina si guarda in piedi lungo la strada, meglio arrivare con un certo anticipo e lasciare l’auto fuori dal centro. A fine settembre, in quota, la mattina è fredda e il pomeriggio può essere caldo: vestitevi a strati. Con gli animali in strada, cani al guinzaglio corto e attenzione ai bambini.
Perché vale il viaggio
Nelle Dolomiti di fine settembre si può scegliere fra molte cose. Se Desmonteghea ne offre una che altrove non si trova più con questa naturalezza: una valle intera che smette per tre giorni di essere una destinazione e torna a essere un paese, con il suo lavoro, la sua lingua, i suoi vestiti e i suoi animali in mezzo alla strada.
È anche, per chi cerca le Dolomiti meno affollate, uno dei momenti migliori dell’anno per conoscere la Valle del Biois — una delle valli più belle e meno inflazionate fra i luoghi da vedere nelle Dolomiti Bellunesi.
Fonti
- Se Desmonteghea — Fondazione DMO Dolomiti Bellunesi (pagina ufficiale dell’evento)
- Se Desmonteghea 2026 — Agordino Dolomiti (edizione, date, svolgimento, contatti)
- Se Desmonteghea e le altre feste d’autunno in agordino e Gruppo Folk Union Ladina Val Biois — Promo Falcade (locandina e programma 2025, storia dell’associazione)
- La nostra lingua — Promo Falcade (minoranza ladina e legge 482/1999)
- Una Montagna di Colori — Consorzio Pro Loco Bellunesi (abiti tradizionali dell’Agordino)
- Carnevale e Mascherate tra le Dolomiti Bellunesi — Fondazione DMO Dolomiti Bellunesi
- Antonio Della Lucia — Wikipedia, e Latteria Cooperativa di Canale d’Agordo — Agordino Dolomiti
Immagine di copertina: la discesa dagli alpeggi nelle Dolomiti, con gli animali bardati a festa lungo la strada del paese. Foto: Snazzo, Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0 — immagine di repertorio, non riferita a Se Desmonteghea di Falcade.

