Nove itinerari numerati, oltre mille chilometri complessivi, e sette di essi che finiscono in provincia di Belluno. Le Alte Vie delle Dolomiti sono il modo più antico e più onesto di attraversare queste montagne: a piedi, con lo zaino, dormendo dove capita di arrivare. Nel 2026 la più famosa compie sessant’anni. Ma è anche la più affollata, e non è detto che sia quella giusta per voi.
Chi arriva qui cercando «alta via dolomiti» trova quasi sempre la stessa risposta: il Lago di Braies, la fila per la barca rossa, il Rifugio Lagazuoi al tramonto. È l’Alta Via n. 1, e merita ogni riga che le è stata dedicata. Il punto è che le Alte Vie sono nove, che otto su nove attraversano il Bellunese e che alcune di esse — la 3, la 6, la 7 — passano in luoghi dove in tre giorni si incontrano più camosci che escursionisti.
Questa guida serve a scegliere. Non a raccontare una traversata in particolare, ma a capire quale delle nove faccia al caso vostro: per giorni a disposizione, per gambe, per attrezzatura, per voglia di solitudine.
Che cos’è un’Alta Via (e che cosa non è)
Un’Alta Via è un itinerario escursionistico a tappe che collega rifugi già esistenti restando il più possibile in quota, senza scendere a fondovalle. Non è un sentiero costruito ex novo: è una linea tracciata su sentieri, mulattiere e vie militari che c’erano già, e che qualcuno ha avuto l’idea di cucire insieme.
Quel qualcuno, per la n. 1, fu Piero Rossi (1930-1983), presidente della Sezione CAI di Belluno, alpinista, scrittore, e uno dei padri del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, per il quale si batté vent’anni. Il percorso nacque nella sede del CAI di Belluno, con Rossi e Mario Brovelli, coinvolgendo le sezioni del territorio.
Sulla data le fonti non concordano, ed è giusto dirlo: il CAI di Belluno celebra nel 2026 il sessantesimo dell’Alta Via n. 1, il che porta al 1966, anno in cui Rossi ne affidò la prima descrizione al giornalista alpinista tedesco Toni Hiebeler; il Parco Nazionale indica invece il 1969, che è l’anno della guida italiana «Alta Via delle Dolomiti» pubblicata da Tamari a Bologna. Probabilmente sono due tappe della stessa storia — l’idea e il libro — ma nessuna fonte lo dichiara in modo definitivo.
Una nota per chi cerca: le Alte Vie numerate sono nove, dalla 1 alla 9. Gli itinerari «10», «11» e successivi che circolano in rete sono percorsi tematici — l’Alta Via dei Pastori, l’Alta Via dell’Orso, la Traversata del Cadore — bellissimi ma fuori dalla numerazione ufficiale.

Le nove Alte Vie in un colpo d’occhio
I dati che seguono sono quelli pubblicati dalla DMO Dolomiti, il consorzio turistico che ha sede presso la Provincia di Belluno. Dove una fonte istituzionale non pubblica il dislivello complessivo, questa tabella lascia il campo vuoto invece di stimarlo.
| N. | Nome | Da → a | Km | Tappe | Difficoltà |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | La Classica | Lago di Braies → Belluno | 125 | 12 | E, con finale EE/EEA |
| 2 | delle Leggende | Bressanone → Feltre | 180 | 13 | EE |
| 3 | dei Camosci | Villabassa → Longarone | 100 | 8 | EE, EEA con la ferrata Berti |
| 4 | di Grohmann | San Candido → Pieve di Cadore | 85 | 6 | EEA |
| 5 | di Tiziano | Sesto Pusteria → Pieve di Cadore | 90 | 7 | EEA |
| 6 | dei Silenzi | Sappada → Vittorio Veneto | 180 | 11 | EE, passaggi di II e III |
| 7 | di Patéra | Rifugio Dolada → Tambre | 36 | 5 | Alpinistica |
| 8 | degli Eroi | Feltre → Bassano del Grappa | 63 | 4 | EE, pochi appoggi e poca acqua |
| 9 | la Trasversale | Lavina Bianca → Santo Stefano di Cadore | 180 | 14 | Lunga ma non tecnica |
Alta Via n. 1: la Classica, e le sue quattro tappe segrete
Centoventicinque chilometri, dodici tappe, circa 7.300 metri di dislivello in salita, undici gruppi dolomitici attraversati: Croda Rossa d’Ampezzo, Fànis, Tofane, Nuvolàu, Croda da Lago, Pelmo, Civetta, Moiazza, Tàmer-San Sebastiano, Prampèr-Mezzodì e infine la Schiara. Quindici rifugi, un bivacco, sei punti di ristoro. Il punto più alto è il Rifugio Lagazuoi, 2.752 metri.
La prima metà — Braies, Fanes, Lagazuoi — è la parte che tutti conoscono e che nei mesi di punta paga il prezzo della propria fama. Ne abbiamo scritto altrove, in Il peso dei troppi: non è un problema di quante persone salgono, ma di quante salgono nello stesso punto lo stesso giorno.
Il segreto sta nella seconda metà. Dal Passo Duran fino a Belluno l’Alta Via n. 1 diventa un’altra cosa: quattro tappe dentro il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, che il Parco stesso indica come la sezione meno frequentata dell’intero itinerario. Rifugio Pramperet, Rifugio Pian de Fontana, Bivacco Marmol, e poi la discesa finale di 1.900 metri sulla Val d’Ardo fino a Case Bortot, alle porte di Belluno.

È qui che l’Alta Via n. 1 mostra i denti. Le ultime due tappe sono classificate EEA dal Parco Nazionale, che le descrive senza giri di parole come «itinerari attrezzati estremamente impegnativi con passaggi esposti». Esistono varianti che evitano i tratti attrezzati, ed è bene sapere in anticipo quale si intende percorrere. Chi vuole assaggiare solo questa parte può fare un’Alta Via n. 1 bellunese di quattro giorni da Passo Duran a Belluno: è la scorciatoia migliore per avere le Dolomiti senza la coda.
Lungo la discesa finale si passa dal Rifugio 7° Alpini, sotto la parete sud della Schiara, che è anche il modo più semplice per conoscere questo angolo di montagna senza affrontare l’intera traversata.

Le altre otto: come scegliere la vostra
Se cercate il silenzio: la 3, la 6, la 7
L’Alta Via n. 3, «dei Camosci», scende da Villabassa a Longarone in otto tappe e cento chilometri, quanto basta per essere un’alternativa vera alla n. 1. La descrizione ufficiale parla di «silenzio, isolamento e luoghi selvaggi», e passa dalla Riserva Naturale Orientata della Val Tovanella, uno degli ambienti meno battuti dell’intera provincia. Chi sceglie la variante della ferrata Berti deve portare il kit.
L’Alta Via n. 6, «dei Silenzi», mantiene la promessa del nome: 180 chilometri, undici tappe, circa 19.000 metri di salita complessivi dalle sorgenti del Piave a Vittorio Veneto, attraverso otto gruppi che non compaiono in nessuna cartolina — Cridola, Spalti di Toro, Monfalconi, Col Nudo-Cavallo. Non è però un ripiego comodo: ci sono passaggi di secondo e terzo grado. È un salto di impegno, non una scorciatoia.
L’Alta Via n. 7, «di Patéra», è la più bellunese di tutte: trentasei chilometri interamente in provincia, nel gruppo del Col Nudo-Cavallo sopra l’Alpago. È anche la più severa: la fonte ufficiale la definisce «molto difficile, solo per alpinisti esperti», con appoggio quasi esclusivamente in bivacchi non custoditi. Nessuna fila, nessuna prenotazione, nessun comfort.
Se avete il kit da ferrata: la 4 e la 5
La n. 4 «di Grohmann» (85 km, 6 tappe, da San Candido a Pieve di Cadore) e la n. 5 «di Tiziano» (90 km, 7 tappe, da Sesto a Pieve di Cadore) hanno tratti attrezzati diffusi: qui il set da ferrata non è un accessorio, è la condizione per partire. Molte di quelle scale e di quei cavi nascono dalle opere militari del 1915-1916, ed è una parte della storia che si cammina con i piedi. La n. 5 comprende il Sentiero degli Alpini e la Strada Sanmarchi; la n. 4 è dedicata a Paul Grohmann, cofondatore del Club Alpino Austriaco e primo salitore di molte cime dolomitiche.
Se avete pochi giorni: la 8, e l’Alta Via Dolomiti Bellunesi
L’Alta Via n. 8, «degli Eroi», va da Feltre a Bassano del Grappa in quattro tappe e 63 chilometri, tecnicamente semplici. La difficoltà qui è di altro tipo: pochissimi punti di appoggio e scarsità d’acqua. È un itinerario della Grande Guerra, che culmina al Sacrario del Monte Grappa del 1935.
Esiste poi un percorso fuori numerazione che merita di essere conosciuto: l’Alta Via Dolomiti Bellunesi, sei tappe da Forno di Zoldo a Feltre, interamente dentro il Parco Nazionale. Circa metà ricalca la n. 1 e la n. 2; il resto usa sentieri poco segnalati, anche in zone di riserva integrale, e richiede autonomia di orientamento oltre che gambe.

Resta la n. 2, «delle Leggende»: 180 chilometri e tredici tappe da Bressanone a Feltre, con 11.500 metri di dislivello, otto gruppi e trenta fra passi e forcelle. Tocca il Piz Boè a 3.152 metri, percorre il Viel del Pan — l’antica via del pane fra la Val di Fassa e l’Agordino — e si chiude nelle Vette Feltrine, al Rifugio Dal Piaz e al Rifugio Boz. Della Marmolada esistono tre varianti di aggiramento.
E, EE, EEA: che cosa significano davvero
Sono le sigle del Club Alpino Italiano, e non sono decorative. Sceglierle male è il modo più comune di finire in difficoltà.
- T — Turistico. Carrarecce e mulattiere evidenti, pendenze modeste, nessun problema di orientamento.
- E — Escursionistico. Sentieri e tracce, con possibili facili passaggi su roccia non esposti. Servono orientamento e allenamento.
- EE — Escursionisti Esperti. Terreno impervio o infido: pendii ripidi d’erba, roccette, detriti, tratti esposti, traversi, cenge. Passo sicuro e assenza di vertigini. Non comprende le ferrate.
- EEA — Escursionisti Esperti con Attrezzatura. Vie ferrate con cavi, scale e pioli. Qui l’attrezzatura è obbligatoria.
Per i tratti EEA servono imbracatura, casco, set da ferrata con dissipatore certificato CE EN 958, guanti e scarponi rigidi. E servono soprattutto le mani che sanno cosa fare: la prima ferrata non si impara sull’Alta Via, si impara prima, possibilmente con un istruttore.

Dormire in rifugio: quanto costa e come si prenota
Il Club Alpino Italiano pubblica ogni anno il tariffario massimo dei rifugi di sua proprietà. Per il 2026 (circolare CAI n. 15/2025 del 15 ottobre 2025) il solo pernottamento va da 30,00 euro per i non soci nei rifugi di categoria A/B a 39,00 euro in categoria E. I soci CAI hanno uno sconto minimo garantito del 20% sulla mezza pensione, che sale al 30% per gli under 25.
Tre regole che vale la pena conoscere prima di partire:
- Il sacco lenzuolo personale è obbligatorio per il pernottamento. Non è un consiglio: è scritto nella circolare.
- Il solo pernottamento è ammesso per un massimo di tre notti consecutive.
- Il consumo di cibi propri costa 3 euro ai non soci ed è gratuito per i soci.
Attenzione a un equivoco diffuso: questi massimali valgono per i rifugi di proprietà CAI. Molti rifugi lungo le Alte Vie — Nuvolau, Città di Fiume, Lagazuoi fra gli altri — sono privati e fissano i propri prezzi. Vanno chiesti struttura per struttura.
Per prenotare esiste una piattaforma ufficiale del CAI, prenotarifugi.cai.it, che permette di cercare per regione e di prenotare più rifugi consecutivi lungo lo stesso itinerario, inclusi diversi rifugi privati. In alta stagione la prenotazione è di fatto indispensabile, e molti gestori aprono le richieste per l’estate successiva già in inverno. Formalmente però non è un obbligo di legge: è una regola dei singoli gestori.
Arrivare senza auto (e per il Lago di Braies conviene davvero)
Le Alte Vie sono fra i pochi viaggi in montagna in cui l’auto è un impiccio: si parte da un punto e si arriva a un altro, a giorni di distanza. Il treno risolve il problema alla radice.
La linea Padova – Montebelluna – Feltre – Belluno – Ponte nelle Alpi – Calalzo serve tutte le testate bellunesi: Feltre per la n. 2 e la n. 8, Belluno per l’arrivo della n. 1, Longarone per la n. 3, Calalzo per la n. 4 e la n. 5. Bressanone, Villabassa, San Candido e Sesto — le partenze settentrionali — stanno sulla ferrovia della Val Pusteria, con cambio a Fortezza. Da Calalzo e da Belluno i bus Dolomitibus raggiungono le valli: la linea 9 collega Belluno a Calalzo lungo la Valle del Piave, la 30 porta da Calalzo a Cortina, la 17 unisce Feltre e Belluno.
Un avvertimento pratico e aggiornato: la tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi – Calalzo è stata più volte interessata da lavori di potenziamento con bus sostitutivi. Prima di partire vale la pena controllare la circolazione.
Per il Lago di Braies, punto di partenza della n. 1, la regola è cambiata: dal 1° luglio al 15 settembre l’accesso in auto privata fra le 9 e le 16 è consentito solo con prenotazione online o permesso di transito, e anche i bus di linea 442 e 439 vanno prenotati online. Chi arriva con il trasporto pubblico non è soggetto alle limitazioni. Dal 16 settembre resta la sola linea 442, con biglietto a bordo.
Se il tema vi interessa oltre le Alte Vie, ne parliamo diffusamente in Dolomiti senza overtourism.
Sicurezza: il numero giusto da chiamare
È il paragrafo più importante di questa pagina, e quello in cui si sbaglia più spesso.
In provincia di Belluno, e in tutto il Veneto, il Soccorso Alpino indica un solo numero: il 118. È scritto a caratteri cubitali sul sito del CNSAS Veneto, che opera 24 ore su 24 tutto l’anno con circa 769 soccorritori. Il Numero Unico Europeo 112 non è ancora pienamente operativo in Veneto: la Regione ne ha approvato il modello di governance con delibera pubblicata nel dicembre 2025, ma l’attivazione è in corso.
Nelle Province Autonome di Trento e Bolzano vale invece il 112, pienamente attivo. Sulle Alte Vie questo significa qualcosa di concreto: le tappe altoatesine della n. 1, della n. 2, della n. 3, della n. 4 e della n. 5 stanno sotto il 112; da Cortina in giù si è in provincia di Belluno e la via più diretta al Soccorso Alpino è il 118. In ogni caso il 112 funziona sempre, su qualsiasi rete GSM: nel dubbio, si chiama e si viene smistati.
Aggiornamenti da conoscere prima di partire
Le montagne cambiano, e nell’estate 2026 sono cambiate parecchio. L’11 agosto 2026 un nuovo crollo ha interessato il versante nord-ovest del Monte Pelmo, in comune di Borca di Cadore; l’ordinanza comunale n. 16 del 10 agosto 2026 ha chiuso i sentieri di quel versante «fino a diverse e future disposizioni». Non è documentato pubblicamente se e quanto questo tocchi il tracciato dell’Alta Via n. 1 fra il Rifugio Città di Fiume e il Rifugio Venezia: prima di programmare quelle tappe conviene chiedere direttamente al Comune di Borca di Cadore, al Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi o alla DMO Dolomiti.
È il consiglio più utile che possiamo dare, e vale ogni anno: la relazione più aggiornata è sempre quella del gestore del rifugio. Una telefonata prima di partire vale dieci guide.
Domande frequenti
Quanti giorni servono per l’Alta Via n. 1?
Le tappe ufficiali sono dodici, ma la maggior parte di chi la percorre la completa in sette-dieci giorni accorpandone alcune. La versione «bellunese», da Passo Duran a Belluno, si fa in quattro giorni.
Qual è il periodo giusto?
Indicativamente dalla fine di giugno alla fine di settembre, quando i rifugi sono aperti. Le fonti oscillano fra metà e fine settembre: dipende dall’anno e dalla neve. Settembre, se il tempo tiene, è il mese migliore: meno gente, aria limpida, larici che cominciano a virare.
Si può fare un’Alta Via senza esperienza di ferrate?
Sì. La n. 1 con le varianti che evitano i tratti attrezzati, la n. 8 e la n. 9 non richiedono il kit. La n. 4 e la n. 5 sì, e non è negoziabile.
Le Alte Vie sono segnate?
Sì, con i segnavia CAI bianco-rossi e con il numero dell’Alta Via su triangolo. Sull’Alta Via Dolomiti Bellunesi e su alcuni tratti della n. 6 e della n. 7 la segnaletica si dirada: lì servono carta, bussola e testa.
Serve essere soci CAI?
No, ma conviene: lo sconto minimo del 20% sulla mezza pensione, moltiplicato per dieci notti, ripaga abbondantemente la tessera.
Un modo diverso di guardare queste montagne
Sessant’anni fa, in una sede del CAI a Belluno, qualcuno ebbe l’idea che si potesse attraversare le Dolomiti da nord a sud senza mai scendere in fondovalle. Da allora l’Alta Via n. 1 ha portato quassù centinaia di migliaia di persone, e ha finito per diventare vittima del proprio successo nella prima metà del percorso.
La buona notizia è che le altre otto esistono ancora, e che la seconda metà della n. 1 — quella bellunese, quella del Parco Nazionale, quella che finisce sotto la Schiara — è rimasta com’era. Basta scegliere.
Continua a scoprire
- Tutte le Alte Vie, scheda per scheda
- Il Rifugio 7° Alpini, sotto la parete sud della Schiara
- Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi
- Dolomiti senza overtourism: i luoghi meno affollati
- Dolomiti Bellunesi: cosa vedere
- La storia delle Dolomiti Bellunesi
Immagine di copertina: il Monte Civetta sopra la conca del Rifugio Coldai, lungo l’Alta Via n. 1. Foto: Marco Pestarino, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.
Le Alte Vie sono il capitolo più lungo del camminare qui, ma non l’unico: la mappa completa delle discipline è in sport nelle Dolomiti Bellunesi.

