Oltre 31.000 ettari di boschi, pareti dolomitiche e valli selvagge alle porte di Belluno e Feltre: il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi è uno dei territori naturali più preziosi delle Dolomiti, oggi anche patrimonio UNESCO.

Un parco nato per proteggere il cuore delle Dolomiti bellunesi
Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi è stato istituito con decreto ministeriale il 20 aprile 1990, mentre l’Ente Parco è stato costituito nel 1993. Nel 2008 i confini originari, tracciati su cartografia poco dettagliata, sono stati ridefiniti con un nuovo decreto che ha adottato mappe più precise, rendendo i limiti del Parco più aderenti alla morfologia reale del territorio.
Si estende per oltre 31.000 ettari interamente nella provincia di Belluno, tra il fiume Cismon a ovest e il Piave a est, toccando il territorio di 15 comuni: Belluno, Feltre, Pedavena, Sovramonte, Cesiomaggiore, San Gregorio nelle Alpi, Santa Giustina, Sospirolo, Sedico, Ponte nelle Alpi, Longarone, Val di Zoldo, La Valle Agordina, Rivamonte Agordino e Gosaldo. Al suo interno, otto riserve naturali statali (tra cui Vette Feltrine, Piani Eterni-Errera-Val Falcina, Monti del Sole e Schiara Occidentale) coprono da sole circa 16.000 ettari e fanno parte della rete delle riserve biogenetiche del Consiglio d’Europa.
Un territorio di vette, valli e acque nascoste
Il paesaggio del Parco è dominato da alcuni dei massicci più affascinanti delle Prealpi e Dolomiti bellunesi: le Vette Feltrine, il gruppo del Cimonega, il Pizzocco, i Monti del Sole e, soprattutto, la Schiara, che con i suoi 2.565 metri è la vetta più alta dell’area protetta e uno dei simboli del paesaggio bellunese, visibile anche dalla città di Belluno.
Boschi di faggio, abete e larice, pascoli d’alta quota, pareti rocciose e ambienti quasi inaccessibili convivono con valli glaciali di grande suggestione come la Val Canzoi, con il suo lago della Stua, e i remoti Piani Eterni, uno degli angoli più selvaggi e meno frequentati dell’intero Parco. Non mancano curiosità geologiche come i Cadini del Brenton, un sistema di marmitte scavate dall’acqua nella roccia calcarea, raggiungibili con una breve passeggiata da un vicino giardino botanico.
🦌 Un mosaico di vita selvatica

Nel Parco sono censite 56 specie di mammiferi, 26 delle quali protette dalla Direttiva Habitat dell’Unione Europea, oltre a ben 16 specie di pipistrelli. Camosci, cervi e caprioli popolano boschi e pascoli, mentre marmotte, ermellini, martore e tassi animano i versanti più alti. Negli ultimi anni sono tornati stabilmente anche lupo e lince, e dal 2014 è stata rilevata la presenza del raro gatto selvatico.
Il cielo del Parco è dominato dall’aquila reale, ma tra le cime volano anche gufi reali, picchi neri, galli cedroni e francolini di monte, specie quest’ultima particolarmente a rischio. Nei torrenti e negli anfibi di quota si incontrano invece tritoni alpini, salamandre pezzate e la vipera dal corno, tipica degli ambienti rocciosi soleggiati.
🏔️ Un patrimonio riconosciuto dall’UNESCO

Nel 2009 il Parco è entrato a far parte del sito seriale Dolomiti UNESCO, patrimonio dell’umanità, come componente del sistema “Pale di San Martino – San Lucano – Dolomiti Bellunesi – Vette Feltrine”. Un riconoscimento che premia non solo il valore paesaggistico e geologico del territorio, ma anche la sua straordinaria ricchezza botanica: oltre 1.400 specie vascolari censite, tra cui la Campanula di Moretti (Campanula morettiana), fiore endemico delle Dolomiti scelto come simbolo del Parco.
Le otto riserve naturali statali che punteggiano il territorio protetto custodiscono gli ambienti più integri e meno accessibili, veri e propri laboratori di biodiversità nel cuore delle Prealpi bellunesi.
🥾 Tre luoghi da non perdere

Val Canzoi e Lago della Stua, nel comune di Cesiomaggiore, sono la porta d’accesso più frequentata al Parco: un bacino turchese circondato da pareti boscose, punto di partenza per escursioni verso i Piani Eterni.
I Cadini del Brenton, a Sospirolo, sono un susseguirsi di marmitte e pozze scavate dal torrente nella roccia calcarea, visitabili con una breve e suggestiva passeggiata accanto al giardino botanico del Parco.
I Piani Eterni, tra i più selvaggi altopiani delle Dolomiti bellunesi, offrono un paesaggio quasi lunare di doline e pascoli d’alta quota, regno del camoscio e dell’aquila reale, lontano dalle rotte più battute.
Come visitare il Parco
Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi mette a disposizione dei visitatori una rete di punti informativi, aree ristoro e centri di educazione ambientale distribuiti sul territorio: dal punto informativo di Pian d’Avena, a Pedavena, ai centri di Candaten (Sedico) e Pian Falcina (Sospirolo), fino al Museo Naturalistico Dolomiti Bellunesi di Belluno e al Museo Etnografico della Provincia di Belluno a Cesiomaggiore. Informazioni aggiornate su sentieri, orari e attività sono disponibili sul sito ufficiale dell’Ente Parco.
Chi ama la montagna può percorrere la rete di sentieri che attraversa boschi e alte quote, mentre chi preferisce la bicicletta trova, ai margini del Parco, itinerari come quello di Croce d’Aune, sulle Vette Feltrine — il valico dove, nel 1927, nacque l’intuizione di Tullio Campagnolo che avrebbe rivoluzionato il ciclismo mondiale.
Un patrimonio da scoprire, un passo alla volta
Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi è molto più di un confine su una mappa: è la sintesi di trent’anni di tutela di un territorio unico, dove natura, geologia e storia dell’uomo si intrecciano. Per approfondire il legame tra queste montagne e la storia del territorio, si possono leggere anche i nostri articoli su Storia delle Dolomiti Bellunesi e su 15 luoghi da vedere nelle Dolomiti Bellunesi, oppure scoprire alcuni angoli meno affollati nel nostro itinerario su Dolomiti senza overtourism.
Fonti: Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e Wikipedia.

