Sul Passo Croce d’Aune, tra le Vette Feltrine e il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, una gara di ciclismo degli anni Venti cambiò per sempre il modo in cui, in tutto il mondo, si smonta una ruota di bicicletta.
«Bisogna cambiare qualcosa qui dietro.» Con questa frase, pronunciata a fatica su un valico gelato delle Dolomiti bellunesi, comincia la storia di una delle invenzioni più importanti nel mondo del ciclismo.
Il giorno in cui una salita cambiò il ciclismo
Negli anni Venti del Novecento, cambiare rapporto in bicicletta era un’operazione lenta e complicata. Le ruote erano fissate al telaio con dadi ad alette che andavano svitati a mano per poter girare la ruota e cambiare pignone, secondo i sistemi allora in uso. In condizioni normali era già un’operazione che richiedeva tempo e destrezza; in salita, con le mani intirizzite dal freddo, poteva diventare quasi impossibile.
Fu proprio questo che accadde a Tullio Campagnolo, allora giovane ciclista dilettante vicentino, durante una gara che si snodava sulle strade del Feltrino e saliva fino al Passo Croce d’Aune. Il freddo intenso di quella giornata gli aveva intorpidito le mani al punto da rendergli quasi impossibile allentare rapidamente i dadi che bloccavano la ruota posteriore. Mentre gli avversari lo superavano, Campagnolo perse minuti preziosi lottando con le proprie dita gelate e con un sistema meccanico che, in quel momento, si rivelò semplicemente inadeguato.
Non fu una sconfitta come le altre. Da quella fatica, raccontano le fonti storiche, nacque l’intuizione che avrebbe portato Campagnolo a immaginare un sistema per sganciare e bloccare la ruota senza dover più agire su dadi da avvitare: un meccanismo a leva, rapido, efficace anche con le mani fredde. Da quella intuizione, negli anni successivi, sarebbe nato lo sgancio rapido.
Tullio Campagnolo: dal ciclismo all’invenzione
Tullio Campagnolo nasce a Vicenza il 26 agosto 1901. Da giovane si dedica al ciclismo agonistico come dilettante, correndo su strade non asfaltate e su percorsi impegnativi come quelli delle Prealpi e delle Dolomiti venete, tra cui, appunto, il Passo Croce d’Aune.

È proprio da un contrattempo di gara, nel novembre del 1927, che nasce l’idea che lo porterà lontano dalle corse e vicino a un tavolo da lavoro. Negli anni successivi Campagnolo sviluppa e perfeziona il meccanismo dello sgancio rapido, brevettandone la versione a camma nel 1930: un sistema che permette di bloccare e sbloccare la ruota tramite una semplice leva, senza più bisogno di svitare dadi con le dita.
Nei primi anni Trenta nasce ufficialmente l’azienda che porta il suo nome: nel 1933 vengono prodotti i primi mozzi a sgancio rapido e viene brevettato il “Cambio Corsa”, uno dei primi cambi moderni della storia del ciclismo. Seguiranno altre invenzioni fondamentali, come il cambio “Gran Sport” presentato nel 1949, e l’introduzione, nel 1961, della fusione in conchiglia a bassa pressione per i componenti in lega leggera, tecnica che rivoluziona la produzione dei componenti da corsa.
Tullio Campagnolo muore il 3 febbraio 1983, ma l’azienda da lui fondata a Vicenza resta, ancora oggi, uno dei marchi più prestigiosi e riconosciuti nella storia del ciclismo mondiale, sinonimo di precisione meccanica made in Italy (la storia dell’azienda è raccontata anche sul sito ufficiale Campagnolo).
Un’intuizione nata su una strada delle Dolomiti bellunesi è diventata, nel tempo, un pezzo di storia dell’industria italiana.

Passo Croce d’Aune: una porta sulle Vette Feltrine
Il Passo Croce d’Aune si trova a circa 1.011 metri di quota, nel territorio del comune di Sovramonte, e collega idealmente Pedavena, ai piedi del Monte Avena, con l’altopiano di Sovramonte, nel cuore delle Prealpi bellunesi.
È uno dei valichi storici del Feltrino, da sempre punto di passaggio tra la pianura e le montagne, e oggi rappresenta anche una delle porte d’accesso più suggestive alle Vette Feltrine e al Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.
Per chi viaggia in bicicletta, il Croce d’Aune è una meta classica del cicloturismo bellunese: una salita impegnativa ma abbordabile, con panorami che spaziano dal Monte Avena alle cime del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, capace di unire lo sforzo sportivo alla scoperta di un territorio ancora autentico.
Non stupisce che sia stato scelto anche come tappa di avvicinamento in diverse edizioni del Giro d’Italia, né che il territorio attorno a Feltre sia diventato negli anni un riferimento per chi ama pedalare tra asfalto e sterrato, come nel nostro itinerario gravel da Feltre a Cima Grappa.
È proprio qui, in cima al valico, che oggi sorge un monumento dedicato a Tullio Campagnolo, a ricordo dell’episodio che nel 1927 lo vide protagonista suo malgrado di una delle intuizioni più influenti nella storia del ciclismo mondiale.
Un piccolo segno permanente che lega per sempre questo angolo di Dolomiti bellunesi a una storia conosciuta in tutto il mondo. Chi desidera esplorare in sella questo territorio può trovare qualche spunto tra le nostre idee per pedalare nelle Dolomiti, tra cui il percorso dedicato proprio a Croce d’Aune in bicicletta.
Il Giro d’Italia e il Croce d’Aune
Il legame tra il Passo Croce d’Aune e il grande ciclismo non si esaurisce nella vicenda di Tullio Campagnolo. Nel corso degli anni il valico è stato più volte inserito nel percorso del Giro d’Italia, contribuendo a mantenere viva, tra addetti ai lavori e appassionati, la memoria del luogo in cui nacque lo sgancio rapido.
Nel 2019 il Giro d’Italia è tornato proprio su queste strade, riportando l’attenzione mediatica e sportiva sul Feltrino e sul suo legame storico con l’industria del ciclismo.
Anche il territorio più ampio del Bellunese ha un rapporto solido con le corse a tappe italiane: lo dimostra, ad esempio, la recente tappa a cronometro del Giro d’Italia Women che ha toccato Belluno e il Nevegal.
Un filo che unisce, in epoche diverse, lo stesso territorio dolomitico allo spettacolo del grande ciclismo internazionale.

Passo Croce d’Aune. Foto: Ulflulfl / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0.
Quando un problema diventa un’idea
Non fu un laboratorio a generare l’idea dello sgancio rapido, e nemmeno un progetto a tavolino nato per rispondere a un’esigenza di mercato.
Fu una strada di montagna, una gara persa, il freddo e la frustrazione di un giovane ciclista che, per pochi minuti perduti su un valico delle Dolomiti bellunesi, si trovò davanti a un problema molto concreto: un sistema meccanico che, nelle condizioni reali della corsa, semplicemente non funzionava come avrebbe dovuto.
È in questo scarto tra la teoria e la fatica reale della salita che si nasconde, spesso, l’origine delle innovazioni più durature.
Campagnolo non stava cercando di inventare qualcosa: stava solo cercando di ripartire. Ma da quella difficoltà, vissuta in prima persona su una strada del Feltrino, nacque un’osservazione che nessun ingegnere chiuso in un ufficio avrebbe potuto formulare allo stesso modo: il problema non era la ruota, era il modo in cui la ruota veniva bloccata.
È un promemoria che vale ancora oggi, ben oltre il mondo del ciclismo: le idee migliori nascono spesso non da un’ispirazione astratta, ma da un ostacolo concreto affrontato sul campo, o su una strada di montagna.
Croce d’Aune oggi: un passo, un simbolo
Oggi il Passo Croce d’Aune resta prima di tutto un luogo semplice e autentico: un valico delle Prealpi bellunesi, porta d’accesso alle Vette Feltrine e al Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, uno dei luoghi da vedere nelle Dolomiti Bellunesi, apprezzato da escursionisti e cicloturisti per i suoi panorami e per la tranquillità di un territorio ancora poco affollato.
È un tassello, spesso poco raccontato, della più ampia storia delle Dolomiti Bellunesi: un patrimonio fatto tanto di natura quanto di storie umane come quella di Tullio Campagnolo. Ma per chi conosce questa storia, ogni pedalata su queste strade acquista un significato in più.
Croce d’Aune non è soltanto un passo da salire. È uno dei luoghi in cui il ciclismo moderno ha cominciato a prendere forma.
Nota storica: una data non del tutto certa
Le fonti storiche concordano sulla sostanza dei fatti, ma non su ogni dettaglio. La tradizione più diffusa, ripresa anche da fonti enciclopediche e da approfondimenti dedicati al monumento di Croce d’Aune, colloca l’episodio l’11 novembre 1927. Alcune fonti minoritarie riportano invece una data precedente, il 4 novembre 1924. Questa pagina adotta la datazione più accreditata (novembre 1927), ripresa anche da un approfondimento dedicato al monumento di Croce d’Aune, segnalando comunque, per completezza e correttezza storica, l’esistenza di questa discordanza tra le fonti.
Croce d’Aune resta una salita che si pedala: sta fra i valichi elencati nella guida allo sport nelle Dolomiti Bellunesi.

