Dal tricolore alla maglia rosa: a Belluno un 2 giugno da incorniciare
2 giugno 2026 | Redazione Dolomiti Belluno
C’è stato un momento, nel primo pomeriggio di oggi, in cui Belluno era insieme due cose: una città che aveva appena celebrato ottant’anni di Repubblica e una città che stava per tingersi di rosa. La bandiera ancora alta sul pennone di Piazza Duomo, e già in Piazza dei Martiri le atlete si scaldavano, le squadre sistemavano le bici, il pubblico si stringeva lungo le transenne. Due feste in una. Una giornata che difficilmente si dimentica.
Una mattina di memoria e di Repubblica
La mattina era stata impegnata, e degnamente. La città aveva celebrato l’80º anniversario della nascita della Repubblica Italiana con una cerimonia che ha attraversato le vie del centro storico: dal Monumento ai Caduti fino a Piazza Duomo, con la Fanfara di Belluno in testa al corteo, il picchetto d’onore del 7º Reggimento Alpini, l’alzabandiera dei Vigili del Fuoco e il messaggio del Presidente della Repubblica letto dal Prefetto di Belluno. Folla numerosa, autorità militari e civili, e il ricordo di chi non c’è più — caduti della Prima e della Seconda guerra mondiale — a fare da sfondo solenne a tutto il resto.
Una mattina seria, come si conviene. E poi, nel giro di poche ore, la città ha cambiato abito.
Piazza dei Martiri finalmente viva
Chi conosce Piazza dei Martiri sa che è una delle piazze più belle del Veneto — e sa anche quanto spesso rimanga sottoutilizzata, sfondo silenzioso di una città che fatica a occupare i propri spazi pubblici. Oggi non era così. Oggi la piazza era viva: transenne colorate, maxischermi, musica, bambini con le magliette rosa, famiglie sui gradini, sportivi arrivati in bici da ogni dove e appassionati con gli occhi già puntati sulla tabella dei tempi. Il villaggio di partenza della Crono Belluno-Nevegal, quarta tappa del Giro d’Italia femminile, aveva trasformato il salotto buono della città in qualcosa di raro: un luogo in cui stare, non solo passare.
Come vuole la tradizione delle prove contro il tempo, le partenze sono avvenute in ordine inverso di classifica: prima le ultime in graduatoria, poi via via le più forti, con l’attesa che cresceva minuto dopo minuto verso gli orari delle big. L’atmosfera nella zona di partenza era quella che solo una crono sa creare: concentrazione assoluta e tensione trattenuta, le atlete ciascuna in un mondo tutto suo — cuffie nelle orecchie, occhi fissi su un punto lontano, gambe che giravano piano sui rulli.
Le foto che ci hanno regalato gli amici del gruppo Alpini di Salce (presenti alla kermesse rosa) lo raccontano bene: quelle ragazze ai box non erano affatto rilassate, anche se lo sembravano. Erano già in gara.
Il conto alla rovescia delle big: undici partenze, un’attesa sola
Una ogni tre minuti, con la precisione di un meccanismo a orologeria. E più si avanzava nel pomeriggio, più i nomi sul tabellone diventavano pesanti. Alle 15:28 era toccato a Barbara Malcotti aprire il gruppo delle ultime undici; tre minuti dopo, alle 15:31, era scesa nella rampa la britannica Lauren Dickson. Nomi noti, ma ancora non quelli che il pubblico aspettava con il fiato sospeso.
Alle 15:34 era il turno di Demi Vollering, olandese della Trek, una delle favorite d’obbligo su qualsiasi salita. Un minuto dopo i cronometri avevano cominciato a girare sul serio, e in piazza si respirava già qualcosa di diverso. Alle 15:37 la rampa aveva inghiottito Silvia Persico, UAE, tra gli applausi di chi la tiferebbe sempre e comunque perché è italiana e perché ci crede. Alle 15:40 era partita la neozelandese Niamh Fisher-Black, Lidl-Trek, classe e talento da far paura.
Poi, alle 15:43, il momento che molti aspettavano: Anna Van der Breggen, SD Worx, 36 anni, quattro maglie rosa in carriera. Una leggenda vivente che scende in rampa come se ogni crono fosse la prima — e l’ultima. La piazza ha applaudito forte. Chi sa di ciclismo sa riconoscere certi nomi anche senza cartello.
Il ritmo non si è fermato: alle 15:46 Célia Gery (Francia, Trek), alle 15:49 Margaux Vigie (Francia, TV Loire), due atlete che avevano tutto da guadagnare su un percorso così selettivo. Alle 15:52 era scesa nella rampa Elisa Longo Borghini, UAE, applausi lunghi e sinceri — tra le migliori scalatrici a crono del lotto, italiana, una che sulle salite bellunesi si trova come a casa. Tre minuti dopo, alle 15:55, l’americana Lily Williams, HB Pickett, aveva completato la sequenza delle pretendenti.
Poi, alle 15:58, l’ultima. Quella che la folla aspettava da più tempo di tutti: Elisa Balsamo, Lidl-Trek, maglia rosa sulle spalle, tre tappe vinte in fila. La piemontese era scesa nella rampa sotto una pioggia di applausi che valevano già da soli una vittoria. Chi parte per ultimo in una crono è chi ha più da difendere — e lo sa.
Su per il Nevegal, come una volta
La Crono Belluno-Nevegal ha riportato alla memoria una pagina bella della storia ciclistica locale: la cronoscalata maschile che, anni fa, aveva disseminato migliaia di persone lungo tutto il percorso che sale verso il colle, dai tornanti iniziali fino all’arrivo in quota. Allora come oggi, il Nevegal si è confermato palcoscenico naturale per una prova contro il tempo: la salita è esigente quanto basta, lo scenario è quello della montagna bellunese, e chi pedala sa di essere osservato — dal basso e dall’alto.
Oggi il tempo ha fatto la sua parte: Giove Pluvio generoso e in standby, niente vento fastidioso, temperature da giornata di sport all’aperto. Le atlete hanno potuto dare il massimo su un tracciato di 12,7 km che non perdona le mezze misure, e il pubblico — in piazza, lungo i tornanti, all’arrivo — ha potuto godersi lo spettacolo senza gli imprevisti meteo che spesso si affacciano da queste parti.
Van der Breggen vola, la maglia rosa cambia spalle
Quando i tempi si sono consolidati, il nome in cima alla classifica era quello che in pochi si aspettavano di vedere così dominante: Anna Van der Breggen ha chiuso i 12,7 km in 31’38”, alla media di 24,1 km/h. Una prestazione fuori categoria, che ha fatto capire immediatamente che la tappa era già chiusa prima che finissero di arrivare le ultime.
Alle sue spalle, distaccata di 1’04”, la svizzera Marlen Reusser; terza Demi Vollering a 1’10”, che aveva già fatto segnare un tempo di tutto rispetto quando la classifica era ancora aperta. Prima italiana Monica Trinca Colonel, quinta assoluta — una bella soddisfazione. Elisa Longo Borghini ha chiuso ottava a 1’51”: non il risultato sperato, ma il Giro è lungo.
E Balsamo? La maglia rosa aveva dato tutto, ma la cronoscalata non era il suo terreno. Al termine, la maglia rosa è passata di mano. Van der Breggen — che quel simbolo lo conosce bene, avendolo indossato già quattro volte nella sua carriera, la prima nel lontano 2015 — l’ha accolta con quella compostezza che hanno solo le grandi quando vincono senza sorprendersi di aver vinto. La scena della consegna, sulle nostre strade, sotto i nostri monti: una di quelle immagini che restano.
Il Giro non si ferma. Mercoledì la quinta tappa porterà il gruppo da Longarone a Santo Stefano di Cadore, 146 km. Di nuovo Dolomiti. Di nuovo tutto bellunese, da cima a fondo.
Una città che sa essere all’altezza
Quello che rimane, alla fine di una giornata così, è un’immagine di Belluno che non sempre si vede: una città capace di fare più cose insieme, e di farle bene. La cerimonia del mattino, sobria e partecipata. Il pomeriggio in rosa, colorato e festoso. Gli spazi pubblici finalmente usati. La gente in strada non perché ci debba stare, ma perché vuole esserci.
In una settimana Belluno ha visto passare il Giro maschile e quello femminile. Ha celebrato ottant’anni di Repubblica. Ha riempito le sue piazze. Non è poco — anzi, è parecchio. Con un filotto di eventi di cui una città ha bisogno ogni tanto, per ricordarsi di cosa è capace.
GOTIDI LE FOTO DELLA GIORNATA IN ROSA A BELLUNO
Ci vediamo a Longarone.
© Dolomiti Belluno | 2 giugno 2026

