Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi: cosa vedere e come visitarlo

È l’unico parco nazionale interamente veneto, sta tutto in provincia di Belluno, e in tanti lo attraversano senza sapere di esserci dentro. Trentuno mila ettari fra il Cismon e il Piave, quindici comuni, un quarto della flora italiana concentrata in un fazzoletto di montagne. E niente code, niente numero chiuso, niente prenotazione.

Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi è la risposta più diretta alla domanda che si fanno sempre più visitatori: dove sono le Dolomiti che non stanno su Instagram. Questa guida serve a entrarci sapendo dove si va — quali valli sono raggiungibili in mezz’ora d’auto da Belluno, quali sentieri si fanno con i bambini e quali no, cosa dice davvero il regolamento, e quando conviene venire.

Che cos’è, e cosa non è

Prima di tutto una distinzione che confonde parecchi. Il Parco Nazionale e il sito UNESCO «Dolomiti» sono due cose diverse. Il primo è un’area protetta italiana con un ente gestore, un regolamento e dei guardaparco; il secondo è un bene naturale seriale iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale e suddiviso in sistemi. Il territorio del Parco ricade in gran parte nel Sistema n. 3, «Pale di San Martino, San Lucano, Dolomiti Bellunesi e Vette Feltrine», che si estende su 31.666 ettari fra Belluno e Trento e comprende anche gruppi che nel Parco non ci sono, come la Civetta e la Moiazza.

Il Parco nasce dalla legge quadro sulle aree protette del 1991, ma la sua storia è più lunga: istituito con decreto ministeriale del 20 aprile 1990, l’Ente gestore arriva con il D.P.R. del 12 luglio 1993 e il perimetro attuale con quello del 9 gennaio 2008. Sedicimila dei suoi ettari erano già protetti come riserve naturali statali.

Il lago del Mis nella valle omonima, principale porta di accesso al Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi
Il lago del Mis: da qui parte la strada che attraversa la valle più visitata del Parco. Foto: Syrio, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

I numeri

L’Ente Parco parla di «poco più di 31.000 ettari»; l’Elenco Ufficiale delle Aree Protette riporta la cifra di 31.512. La differenza è marginale, ma vale la pena saperla, perché in rete circolano entrambe.

  • 15 comuni, tutti in provincia di Belluno: Belluno, Cesiomaggiore, Feltre, Gosaldo, La Valle Agordina, Longarone, Pedavena, Ponte nelle Alpi, Rivamonte Agordino, San Gregorio nelle Alpi, Santa Giustina, Sedico, Sospirolo, Sovramonte, Val di Zoldo.
  • Da 412 a 2.565 metri di quota. La cima più alta è la Schiara, 2.565 m; seguono il Sass de Mura, 2.550 m, e il Talvéna, 2.542 m.
  • Circa il 60% è foresta, il 27% roccia nuda, il 12% prati e pascoli, l’1% acqua.
  • Oltre 200 km di sentieri CAI, per 52 percorsi numerati e 5 vie ferrate.
  • La sede è a Feltre, in Piazzale Zancanaro 1, telefono 0439 3328.

I gruppi montuosi sono le Vette Feltrine, il Cimonega, il Brendol, il Monte Pizzocco, i Monti del Sole, la Schiara, il Prampèr e il Talvéna. Le due dorsali che li tengono insieme sono le Alpi Feltrine a ovest e la catena Schiara-Talvéna a est.

La Valle del Mis: la porta più facile

Se avete un giorno solo e volete capire di che cosa stiamo parlando, si va in Val del Mis, a Sospirolo. È un antico canyon fluvio-carsico percorso dalla strada provinciale n. 2, che sale da Pian Falcina e dal lago del Mis fino a La Stua: si guida dentro il Parco, e ci si ferma dove si vuole. L’Ente stesso classifica l’itinerario come facile.

I Cadini del Brenton

Sono quindici marmitte di evorsione scavate nella Dolomia Principale dal torrente Brentòn: pozze verdi incastonate nella roccia, sulla destra della valle, poco a monte del lago. Il percorso è di un chilometro, mezz’ora, difficoltà T, a quota 433 metri: si fa con chiunque. Il periodo consigliato dal Parco va da marzo a novembre.

Una regola che qui viene infranta di continuo: è vietato fare il bagno e prendere il sole nei Cadini, ed è obbligatorio restare sul sentiero. Non è un capriccio — sono marmitte profonde con acqua gelida e sponde levigate, e la roccia intorno è fragile.

La Cascata della Soffia

La Cascata della Soffia, nella Valle del Mis, ai piedi dei Monti del Sole
La Cascata della Soffia, ai piedi dei Monti del Sole. Foto: Nicola Quirico, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Poco più avanti lungo la stessa strada, una breve deviazione porta alla Cascata della Soffia, un salto d’acqua in ambiente di forra sotto i Monti del Sole. È uno dei punti più fotografati del Parco e uno dei pochi in cui l’acqua si vede e si sente da vicino senza camminare per ore.

La Val Falcina

Anello di 4 chilometri, due ore, difficoltà T, fra i 420 e i 660 metri, con partenza e parcheggio a Pian della Falcina. Sette pannelli interpretativi lungo il percorso raccontano il bosco, l’acqua e la fauna: è il sentiero natura più adatto a una prima volta, e uno dei posti in cui il Parco segnala la presenza dell’aquila reale.

Val Canzoi e il lago della Stua

Il lago della Stua in Val Canzoi, a Cesiomaggiore, punto di partenza del sentiero natura CAI 806
Il lago della Stua, in Val Canzoi: da qui parte il sentiero 806 e la mulattiera per i Piani Eterni. Foto: G.F.S., Wikimedia Commons, CC BY 3.0

Sul versante feltrino, la Val Canzoi risale il torrente Caorame fino al lago della Stua. Il sentiero natura ad anello attorno al lago parte da Preton, dove c’è il parcheggio: 8,4 chilometri, quattro ore, sentiero CAI 806, praticabile da marzo a ottobre.

Una nota di onestà: le pagine ufficiali del Parco classificano questo anello in due modi diversi, T nella pagina indice dei sentieri natura ed E nella scheda di dettaglio. Regolatevi sulla seconda: quattro ore con dislivello non sono una passeggiata.

In Val Canzoi, in località La Santina, c’è anche il centro di educazione ambientale del Parco, con laboratori, microscopi, acquari e un infopoint.

Il giardino botanico «Campanula morettiana»

Il giardino botanico Campanula morettiana in Val Brenton, nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi
Il giardino botanico dedicato alla Campanula morettiana, in Val Brenton. Foto: Syrio, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Sta in Val Brenton, accanto ai Cadini, e porta il nome della Campanula morettiana, l’endemismo dolomitico dai fiori violetti che è la specie simbolo del Parco. Raccoglie oltre 1.500 specie distribuite in cinque ambienti ricostruiti: rupi alpine, zone umide, prati, pascoli, bosco. È accessibile in sedia a rotelle e ha cartelli in Braille e mappe tattili.

Informazioni pratiche 2026: biglietto 4 euro, gratuito per under 12, over 65, persone con disabilità, donne in gravidanza e residenti nei quindici comuni del Parco. Apertura: giugno sabato e domenica 9.30-17.30; luglio da venerdì a lunedì 9.30-17.30; agosto tutti i giorni 9.30-17.30; settembre sabato e domenica 10.00-17.00. Fuori dagli orari di presidio l’ingresso è libero. Visite guidate nelle domeniche di luglio e tutti i giorni di agosto alle 10, 11, 12, 14.30 e 15.30, a cura dell’associazione ISOIPSE (telefono 320 196 3266).

I sentieri, dalla passeggiata alla ferrata

La rete conta 52 sentieri CAI numerati — serie 500 sul versante Schiara e Cordevole, serie 800 sul versante feltrino — e cinque vie ferrate: la Berti, la Zacchi (503), la Del Marmol (514), la Sperti (504) e la Marino Guardiano al Pelf. Ecco i percorsi con scheda ufficiale del Parco, dal più facile al più impegnativo.

ItinerarioCAIPartenzaDatiDiff.
Cadini del BrentonValle del Mis, 433 m1 km · 30 minT
Val Falcina, anelloPian della Falcina, 748 m4 km · 2 h · 420-660 mT
Buss del Buson, anelloCase Bortot (Belluno), 650 m1,5 km · 1h30 · +150 mE
Anello del lago della Stua806Preton, Val Canzoi8,4 km · 4 hE
Rifugio Bianchet530La Pissa, Val Cordevole, 449 m+800 m · 2h30-3 hE
Rifugio 7° Alpini501Case Bortot, 694 m+800 m · 3 hE
Rifugio Dal Piaz e Busa delle Vette801Passo Croce d’Aune, 1.015 m+980 m · 3 hE
I Circhi delle Vette801 e tracceRifugio Dal Piaz13,5 km · 6 hEE
Riserva integrale Piazza del Diavolo801 / Alta Via 1Croce d’Aune, 1.015 m+1.300 m · 2 giorniEE
Ferrate della Schiara503 · 504 · 514Rifugio 7° Alpiniattrezzatura obbligatoriaEEA

Il Buss del Buson, sopra Case Bortot, merita una riga a parte: è un canyon fossile con fossili visibili nella roccia, che il Parco descrive come un «auditorium di pietra» — ci si fanno concerti. È a un’ora e mezza da Belluno città, andata e ritorno compresi.

Il rifugio più noto del Parco è il Rifugio 7° Alpini, sotto la parete sud della Schiara, e da lì partono le ferrate. Il Parco è inoltre attraversato dall’Alta Via n. 1 e dall’Alta Via n. 2: le ultime quattro tappe della n. 1, da Passo Duran a Belluno, sono la sezione meno affollata dell’intero itinerario.

I Piani Eterni, e perché non ci si arriva in auto

Sopra la Val Canzoi si apre l’altopiano carsico di Erera-Brendol e Piani Eterni: doline, campi solcati, karren, e sotto un sistema di grotte in cui la cavità più profonda sfiora i mille metri. È uno dei paesaggi più sorprendenti dell’intero arco alpino, e non è raggiungibile in macchina: si sale a piedi dal lago della Stua per la mulattiera 802, con circa mille metri di dislivello. L’Ente lo definisce senza giri di parole un itinerario impegnativo.

I Piani Eterni ricadono in Zona A, riserva integrale, insieme alle Vette Feltrine, al Caserin nel Cimonega, al Monte Brendol e al Talvéna — circa 2.500 ettari in tutto. Qui vale una regola secca: è vietato uscire dal sentiero.

La Certosa di Vedana

La Certosa di Vedana, fondata nel 1456, alle porte del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi
La Certosa di Vedana: fondata nel 1456, oggi monastero di clausura. Foto: Syrio, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

L’Ente Parco la definisce «l’emergenza storico-architettonica più importante del Parco». Fondata nel 1456, soppressa nel 1768 e trasformata in azienda agricola, fu ricostruita e ampliata dopo il 1882 su progetto dell’architetto François Pichat. Dal 1977 ospita una comunità di monache di clausura: il complesso si ammira dall’esterno e dal viale, e la visita degli ambienti monastici va concordata direttamente, perché la clausura è attiva.

Ci arriva il sentiero tematico «La Via degli ospizi», che collega la Certosa alla Valle Imperina — l’altra grande memoria del Parco, quella delle miniere di rame.

Chi ci vive

Il Parco ha censito 204 specie di vertebrati: 7 pesci ossei, 12 anfibi, 13 rettili, 140 uccelli e 32 mammiferi. Sul fronte dei numeri grandi: oltre 3.000 camosci e oltre 2.000 caprioli. Ci sono un centinaio di specie di farfalle diurne e, nelle cavità carsiche, endemismi che non esistono da nessun’altra parte. Lince e orso sono tornati spontaneamente.

Il gallo cedrone è la specie che preoccupa: il Parco lo dà «piuttosto raro», concentrato nella parte nord-orientale — Caiada, Val Vescovà, Valle Imperina — e in preoccupante diminuzione, con poche arene di canto ancora frequentate. Le parate nuziali vanno da fine marzo a fine maggio, ed è esattamente il periodo in cui non bisogna disturbarlo.

Sul versante botanico i numeri sono ancora più impressionanti: circa 1.400 specie vascolari, un quarto della flora dell’intero territorio nazionale. La ragione è geologica: il settore meridionale del Parco è sfuggito alle glaciazioni, e ha conservato specie antichissime. Nella Busa delle Vette crescono l’Alyssum oxycarpa e il Delphinium alpinum. E il Codex Bellunensis, erbario illustrato del Quattrocento con piante raccolte proprio su queste montagne, è oggi alla British Library.

Le regole, in breve

Il regolamento del Parco è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 luglio 2021 ed è in vigore dal 7 ottobre dello stesso anno. Le norme che toccano più spesso chi arriva da fuori:

  • Niente numero chiuso e nessuna prenotazione per accedere al Parco. Non ci sono ticket d’ingresso: l’unico biglietto è quello del giardino botanico.
  • Cani: sempre al guinzaglio, e vietati nelle zone A di riserva integrale.
  • Droni: il sorvolo è vietato. Sono ammessi solo per ricerca scientifica e gestione faunistica, previo nulla osta. Il volo ricreativo, quindi, no.
  • Bici e MTB: sulla viabilità regionale, provinciale e comunale; sulle strade silvo-pastorali solo nelle zone C e D; nelle zone B solo sugli itinerari indicati nella cartografia di Piano.
  • Funghi: solo epigei spontanei, solo in zone C e D, massimo 3 kg al giorno a testa, con tesserino regionale. Vietati rastrelli, uncini e contenitori di plastica. La raccolta dei tartufi è vietata su tutto il territorio del Parco.
  • Campeggio libero e bivacco: vietati. Il campeggio è ammesso solo in aree attrezzate.
  • Fuochi: vietati tutto l’anno, salvo i bracieri fissi delle aree attrezzate.
  • Balneazione: vietata nelle zone A e B2 e nell’area dei Cadini del Brenton. Torrentismo: vietato.
  • Fuoristrada: vietato; le strade silvo-pastorali non sono percorribili con veicoli a motore, salvo aventi diritto.

Come si arriva

In treno, la linea Padova-Montebelluna-Feltre-Belluno-Calalzo serve tutti gli accessi: le stazioni di riferimento indicate dall’Ente sono Feltre, Belluno e Ponte nelle Alpi, e il trasporto bici è ammesso. È la soluzione che consigliamo, per gli stessi motivi che spieghiamo in Dolomiti senza overtourism.

In auto: dalla A27 uscita Pian di Vedòia, dalla A31 uscita Dueville, dalla Valsugana con la SS 47, da Cortina con la SS 51. Dentro il Parco le due strade percorribili sono la SP 2 della Valle del Mis e la SR 203 Agordina nel tratto di bassa Val Cordevole; tutte le altre vie di penetrazione sono limitate.

Parcheggi: Pian Falcina in Valle del Mis, il più grande, con cento posti auto, due per i bus e dodici piazzole camper; Passo Croce d’Aune per le Vette Feltrine; Preton in Val Canzoi; Case Bortot sopra Belluno; La Pissa in Val Cordevole; Candaten a Sedico, dove c’è anche un’area pic-nic sul Cordevole.

In autobus: i servizi extraurbani sono di Dolomitibus (0437 217111). Attenzione però: le linee turistiche estive pubblicizzate per il 2026 servono Cortina, il Falzarego, il Giau e la Marmolada — non il Parco Nazionale. Per la Valle del Mis e la Val Canzoi conviene verificare gli orari delle linee ordinarie prima di partire.

Quando venire

Il Parco non pubblica un calendario stagionale unico: i periodi consigliati stanno nelle schede dei singoli itinerari, e sono questi.

  • Cadini del Brenton e Valle del Mis: da marzo a novembre. È la parte del Parco visitabile più a lungo.
  • Val Canzoi e lago della Stua: da marzo a ottobre.
  • Vette Feltrine e Rifugio Dal Piaz: da maggio a ottobre.
  • Circhi delle Vette e Buss del Buson: da maggio a settembre.
  • Giardino botanico: aperto da giugno a settembre.

Settembre e ottobre sono i mesi migliori per la Val del Mis: l’acqua è alta, i faggi virano, e le pozze dei Cadini prendono un verde che d’estate non hanno. Fine marzo e aprile, invece, sono il periodo del canto del gallo cedrone: bellissimo da sapere, pessimo da andare a cercare.

Domande frequenti

Serve un biglietto per entrare nel Parco?

No. L’accesso è libero e non esiste alcun ticket. L’unico ingresso a pagamento è il giardino botanico «Campanula morettiana», 4 euro, e solo negli orari di presidio.

Si può andare con i bambini?

Sì, e ci sono percorsi pensati apposta. I Cadini del Brenton sono mezz’ora in piano; la Val Falcina è un anello di due ore con pannelli didattici; la serie «Due passi alle porte del Parco» raccoglie sette itinerari da mezz’ora a due ore, tutti di difficoltà turistica.

Posso portare il cane?

Sì, sempre al guinzaglio, ma non nelle zone A di riserva integrale — quindi non ai Piani Eterni né in Busa delle Vette.

Ci si può fare il bagno nei Cadini del Brenton?

No. La balneazione è espressamente vietata dal regolamento in quell’area, oltre che nelle zone A e B2.

Quanti giorni servono?

Una giornata basta per la Valle del Mis con i Cadini, la Soffia e la Val Falcina. Con due giorni si aggiunge la Val Canzoi o la salita al Rifugio Dal Piaz. Per i Piani Eterni e le Vette serve un fine settimana pieno e gambe allenate.

Il parco che non ti aspetti

C’è un dato che dice tutto: un quarto della flora italiana in trentunomila ettari. Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi non ha una cima da cartolina che tutti riconoscono, non ha una funivia e non ha una fila. Ha invece quindici comuni che ci vivono dentro, un canyon percorribile in automobile, quindici pozze verdi a mezz’ora di cammino e un altopiano carsico che si merita mille metri di salita.

È esattamente il tipo di posto che cercano quelli che hanno letto Il peso dei troppi e hanno deciso di andare da un’altra parte.

Continua a scoprire

Immagine di copertina: i Cadini del Brenton, nella Valle del Mis. Foto: Syrio, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

Il parco è solo una parte del quadro: la guida generale alle Dolomiti Bellunesi spiega dove si trovano, quali sono i gruppi montuosi e come si articolano le valli.

Il parco è anche un terreno sportivo: sentieri, ferrate, corsa in montagna e ciaspole. Che cosa si può fare, e in che stagione, è nella guida allo sport nelle Dolomiti Bellunesi.

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