Il peso dei troppi: l’overtourism sulle Dolomiti

Tra selfie sulle vette e residenti in fuga, le Dolomiti bellunesi cercano un equilibrio che il turismo di massa rischia di spezzare per sempre.

Quando il Comitato UNESCO ha riconosciuto le Dolomiti come Patrimonio dell’Umanità nel 2009, nessuno avrebbe immaginato che quella certificazione di eccezionalità potesse trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Oggi, sedici anni dopo, i numeri raccontano una storia più complessa: un territorio di straordinaria bellezza che fatica a reggere il peso del proprio successo.

300.000
presenze nel 2024 solo nell’area delle Tre Cime di Lavaredo
+20%
interventi di soccorso alpino in più nell’estate 2025
69
turisti per abitante/anno in provincia di Bolzano: primo posto in Italia
3.482 €
prezzo medio al m² in Trentino-Alto Adige a febbraio 2025: record nazionale

Un Patrimonio che diventa problema

Le Tre Cime di Lavaredo, il lago di Braies, il Passo Giau: luoghi che fino a pochi decenni fa erano frequentati da alpinisti e amanti della montagna attrezzati, oggi vengono letteralmente assaltati da turisti spesso impreparati, attratti da immagini sui social media che rendono queste vette irresistibili quanto artificiali. L’Istituto Demoskopika, nel suo rapporto 2025 sull’Indice Complessivo di Sovraffollamento Turistico (ICST), colloca l’Alto Adige — e con esso l’intero arco dolomitico — tra le aree italiane a più alta pressione turistica, accanto a Rimini e Venezia.

Eppure il fenomeno nelle Dolomiti presenta caratteristiche specifiche che lo rendono particolarmente insidioso. Non si tratta solo di assembramento: è la concentrazione temporale e spaziale del flusso che genera il danno. Migliaia di visitatori convergono in pochi punti iconici, nelle stesse ore della giornata, per immortalare lo stesso scatto. Il risultato è un’esperienza degradata per il turista stesso e una pressione insostenibile sugli ecosistemi montani.

Quando i turisti superano i residenti, la montagna smette di essere un luogo vissuto e diventa un set fotografico a cielo aperto.

— Istituto Demoskopika, Indice di Sovraffollamento Turistico 2025

Le conseguenze sul territorio bellunese

Il caso di Auronzo di Cadore è emblematico. L’anagrafe comunale è scesa per la prima volta sotto i tremila residenti — erano oltre il doppio nel secondo dopoguerra — mentre ogni estate il paese ospita fino a venticinquemila presenze turistiche tra alberghi e case private. Questo squilibrio demografico non è un caso isolato: si ripete in quasi tutti i comuni della provincia di Belluno che gravitano attorno alle principali attrazioni dolomitiche.

Il “marchio Dolomiti”, potentissimo anche all’estero, ha trascinato verso l’alto i prezzi degli affitti in un raggio sempre più ampio. Le piattaforme di affitto breve hanno cannibalizzato il mercato residenziale: per i proprietari è molto più redditizio affittare a turisti per settimane che a lavoratori locali per anni. Il paradosso è che oggi anche chi gestisce strutture turistiche fatica a trovare personale disposto a trasferirsi, perché non ci sono alloggi a prezzi abbordabili. Chi è disposto a prenotare un alloggio fino a 50-60 chilometri dalle montagne per il solo fascino del marchio, lascia i lavoratori stagionali senza dove stare.

📌 Il caso Longarone: l’overtourism a distanza

Il fenomeno non risparmia nemmeno i centri distanti dalle vette. La casa di riposo di Longarone, a oltre 70 chilometri dalle Tre Cime, fatica a trovare personale per lo stesso motivo: non ci sono abitazioni disponibili a prezzi ordinari. Persino le imprese del distretto dell’occhiale della “Longarone Valley” non riescono ad attrarre dirigenti e operatori. In tutta la provincia di Belluno si ripete la stessa dinamica: il GAL Alto Bellunese ha dovuto pubblicare bandi da trecentomila euro ciascuno per finanziare la ristrutturazione di edifici destinati ai lavoratori.

Sicurezza e fragilità degli ecosistemi

L’overtourism dolomitico porta con sé anche un drammatico problema di sicurezza. Tra giugno e luglio 2025 il Corpo Nazionale Soccorso Alpino ha registrato un aumento del 20% degli interventi rispetto agli anni precedenti, con 83 morti e 5 dispersi. La causa ricorrente: turisti impreparati che si avventurano su sentieri impegnativi attratti dal desiderio di riprodurre la fotografia vista su Instagram, senza formazione tecnica né equipaggiamento adeguati.

Il danno ambientale è altrettanto grave. L’aumento del traffico veicolare nei fondovalle e sulle strade di montagna genera inquinamento atmosferico e acustico che disturba la fauna selvatica. I sentieri, non progettati per decine di migliaia di passaggi stagionali, cedono all’erosione. La vegetazione d’alta quota, già fragile per le condizioni climatiche, viene calpestata da chi esce dai tracciati per scattare la foto perfetta.

Le risposte: ZTL, contingentamenti e nuovi mercati

Le risposte istituzionali si moltiplicano, sebbene ancora frammentarie. Le Zone a Traffico Limitato sono già operative in alcune aree sensibili come il lago di Braies. Alle Tre Cime si discute da anni di un contingentamento degli accessi giornalieri, sul modello di quanto avviene a Venezia. Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha proposto un’app per gestire gli ingressi, e si è ipotizzata l’introduzione di ticket di accesso alle aree più frequentate.

La risposta della Provincia di Belluno punta sulla destagionalizzazione: distribuire i flussi lungo tutto l’anno anziché comprimerli nei mesi estivi e invernali. In questa direzione si muove anche la Fondazione DMO Dolomiti Bellunesi, che ha aperto nuovi mercati — dalla Cina agli Stati Uniti — per attrarre visitatori in periodi di bassa stagione. Nel solo 2025, tra giugno e settembre, si stima l’arrivo di circa 4.000 presenze cinesi, un fenomeno inedito reso possibile anche dal nuovo volo diretto Shanghai-Venezia.

Le principali misure già in campo o in discussione:

  • Zone a Traffico Limitato stagionali sulle principali strade di accesso a laghi e passi dolomitici
  • Contingentamento degli ingressi nelle aree più sensibili con prenotazione obbligatoria online
  • Investimenti in trasporto pubblico locale per ridurre la pressione del traffico privato
  • Bandi GAL per la ristrutturazione di edifici destinati all’alloggio dei lavoratori stagionali
  • Campagne di educazione al rispetto della montagna rivolte ai turisti, anche in lingua straniera
  • Promozione di itinerari alternativi lontani dagli hot spot più congestionati

Il futuro: quale turismo per le Dolomiti bellunesi?

Il nodo centrale resta aperto: è possibile far coesistere un turismo economicamente vitale con la preservazione di un territorio che ha ricevuto la massima certificazione mondiale di unicità? La risposta non può essere né il blocco degli accessi né la rassegnazione al degrado progressivo. Richiede una visione integrata che metta al centro non il numero dei visitatori, ma la qualità dell’esperienza e la sostenibilità per chi nelle Dolomiti ci vive tutto l’anno.

Le Dolomiti bellunesi, storicamente meno “sviluppate” turisticamente rispetto ai comprensori altoatesini e trentini, hanno ancora l’opportunità di scegliere un modello diverso: un turismo lento, consapevole, diffuso sul territorio. La sfida è non sprecare questa finestra di opportunità, imparando dagli errori delle aree che l’overtourism lo stanno già scontando sulla propria pelle — e sulla propria pietra.


turismo sostenibile
Dolomiti UNESCO
Belluno
overtourism
ambiente montano
destagionalizzazione
Tre Cime di Lavaredo
affitti brevi

 

Fonti: Istituto Demoskopika – Indice Complessivo di Sovraffollamento Turistico 2025; Linkiesta.it; IrpiMedia; Il Dolomiti; Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico; Fondazione DMO Dolomiti Bellunesi; Regione Veneto; Provincia di Belluno; GAL Alto Bellunese. Dati aggiornati all’estate 2025.

 

Foto di copertina: Mattew Gave: https://www.pexels.com/it-it/foto/paesaggio-cielo-nuvole-esterno-10487641/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.