Il Vajont oggi: visitare Longarone, Erto e Casso

La diga del Vajont è ancora lì. Intatta, in piedi, alta poco più di 260 metri: non ha ceduto quella notte e non ha ceduto dopo. È l’unica cosa rimasta al suo posto in una valle in cui, il 9 ottobre 1963, sono morte 1.910 persone.

Ed è questo il punto che spiazza chi arriva qui la prima volta. Non si visita una rovina: si visita un’opera perfettamente riuscita in un posto sbagliato, e il paese che l’acqua scavalcandola ha cancellato in quattro minuti.

Questa guida racconta cosa si può vedere davvero fra Longarone, la diga, Erto e Casso — orari, prezzi e date verificati per il 2026 — e come farlo senza trasformare un cimitero in un’attrazione.

Cosa è successo, in breve

Il fianco del Monte Toc segnato dalla frana del 1963 sopra la valle del Vajont
La cicatrice del Monte Toc: circa 260 milioni di metri cubi di montagna caduti nel bacino in pochi secondi. Foto: VENET01, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

La diga del Vajont fu completata nell’ottobre 1959 dalla SADE: una diga ad arco a doppia curvatura, all’epoca fra le più alte del mondo. Il problema non era la diga. Era il Monte Toc, il versante sinistro del bacino, che si stava muovendo — e lo si sapeva.

Il 9 ottobre 1963, alle 22.39, circa 260 milioni di metri cubi di montagna si staccarono dal Toc e caddero nel lago in pochi secondi. L’onda risalì il versante opposto e scavalcò il coronamento della diga: circa 50 milioni di metri cubi d’acqua precipitarono nella valle del Piave da un’altezza di oltre duecento metri.

In basso c’erano Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova e Faè. Quando la nube d’acqua e aria compressa si ritirò, non c’erano più. Il cimitero monumentale di Fortogna conta 1.910 cippi, uno per ogni vittima accertata; altre stime alzano il totale, e circa 1.500 corpi furono recuperati e ricomposti.

Nel 2008 le Nazioni Unite hanno citato il Vajont fra i cinque casi esemplari di disastro causato dal fallimento di ingegneri e geologi. Non è un dettaglio retorico: è la ragione per cui questo posto continua a essere studiato in tutto il mondo.

La diga non ha ceduto: ed è proprio questo il problema

Chi arriva pensando di vedere un rudere resta spiazzato. Il muro è integro. Oggi il bacino è asciutto e riempito dai detriti della frana, e la diga è di proprietà di Enel. Ci si cammina sopra.

Il Vajont non è la storia di una struttura che si è rotta, ma di una struttura costruita bene in un luogo che era stato riconosciuto pericoloso e in cui si è deciso di continuare comunque. È una distinzione che vale la pena tenere in testa per tutta la visita, perché cambia completamente il senso di quello che si vede.

I luoghi della memoria a Longarone

Il Museo Longarone Vajont — Attimi di Storia

È il punto di partenza giusto, ed è nel centro del paese ricostruito, in piazza Gonzaga 1. Raccoglie immagini, oggetti, testimonianze e filmati sulla vita prima del disastro, sulla costruzione della diga, sulla notte del 9 ottobre, sui soccorsi e sulla ricostruzione.

  • Orari: da martedì a domenica, 9.30-12.30 e 15.00-18.00.
  • Dal 13 luglio al 6 settembre: aperto tutti i giorni, stessi orari.
  • Ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura.
  • Biglietti: intero 6 euro; ridotto 4 euro per bambini fra 6 e 12 anni, persone con disabilità e gruppi oltre le 20 persone; gratuito sotto i 6 anni.
  • Telefono 0437 770119.

La chiesa monumentale di Michelucci

La chiesa di Santa Maria Immacolata è opera di Giovanni Michelucci, e non somiglia a nessuna altra chiesa delle Dolomiti: una struttura ellittica in cemento armato costruita come due anfiteatri sovrapposti, uno coperto con l’altare e uno all’aperto. Ospita il museo «Pietre Vive» ed è insieme luogo di culto e monumento alle vittime. Anche chi non entra dovrebbe girarci attorno: il progetto è pensato per essere letto da fuori.

Il campanile di Pirago

Il campanile cinquecentesco di Pirago, unico edificio del paese sopravvissuto all onda del Vajont
Il campanile di Pirago: l’unico elemento del paese scampato all’onda. Foto: Tatiana.boretti, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Di Pirago è rimasto un campanile del Cinquecento e l’abside orientale della chiesa di San Tomaso. Nient’altro. È il monumento più eloquente di tutta la valle proprio perché non è stato progettato per esserlo: era semplicemente lì, e l’onda gli è passata intorno.

Il cimitero monumentale di Fortogna

I cippi bianchi del cimitero monumentale delle vittime del Vajont a Fortogna
Fortogna: 1.910 cippi bianchi, uno per ogni vittima. Monumento nazionale dal 2003. Foto: Fabiofolliero, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Quattro chilometri a sud di Longarone, su un campo di granoturco consacrato in fretta perché l’onda non l’aveva raggiunto, si trova il cimitero delle vittime. Oggi è un prato con 1.910 cippi di marmo bianco allineati, uno per ogni vittima, e un portale d’ingresso che richiama la forma della diga. Al piano superiore una terrazza si affaccia sui cippi, con le targhe metalliche dei nomi.

È monumento nazionale dal 2003, l’accesso è libero e il luogo è privo di barriere architettoniche. È anche l’unico posto di questo itinerario in cui non si fotografa. O almeno: in cui converrebbe non farlo.

Camminare sul coronamento della diga

Le visite guidate alla diga sono organizzate dal Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane, e sono l’unico modo per salire sul coronamento. Non ci si arriva liberamente.

Il percorso del coronamento

  • Durata: 50 minuti.
  • Prezzo: 7,00 euro a persona per gli adulti; gratuito sotto i 6 anni.
  • Gruppi: massimo 40 persone.
  • Ritrovo: piazzale della chiesetta commemorativa, adiacente alla diga.
  • Prenotazione: online tramite il portale VivaTicket, oppure al punto informativo del Vajont negli orari di apertura.
  • Presentarsi dieci minuti prima.

Alcune avvertenze pratiche che il Parco pubblica e che conviene prendere sul serio: si sale a piedi, ci sono scale, e il percorso non è adatto a chi soffre di vertigini o di attacchi di panico. Niente tacchi a spillo. Le carrozzine sono ammesse solo nel primo tratto. I cani sono sconsigliati, perché il piano di calpestio è un grigliato metallico.

Il calendario 2026

  • Aprile: domeniche 5 e 26, più alcune date attorno al 25.
  • Da maggio a settembre: nei fine settimana, e tutti i giorni dal 25 luglio al 31 agosto.
  • Ottobre: solo di domenica.
  • Ultima data della stagione: 1° novembre 2026. Sospensione invernale dal 2 novembre.

Chi arriva in autunno inoltrato o in inverno trova quindi la diga visibile dall’esterno ma il coronamento chiuso. Vale la pena saperlo prima di programmare il viaggio: ne parliamo anche nella guida alle Dolomiti Bellunesi in autunno.

Le visite più lunghe

Il Parco propone anche due itinerari che escono dal coronamento e entrano nei luoghi della catastrofe:

  • Due ore: coronamento più l’ex cantiere.
  • Tre ore: coronamento più la frana e il bosco vecchio, circa 5 chilometri di cammino semplice, accessibile a tutti.

È la versione da scegliere se si ha tempo: camminare sui detriti del Toc, dentro il bacino che non è più un lago, spiega più di qualunque pannello.

Erto e Casso, l’altro lato della valle

Il borgo di Casso aggrappato al versante sopra la valle del Vajont
Casso, aggrappato al versante sopra la diga: oggi ci vive una decina di persone. Foto: Davide Mauro, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Prima cosa, perché disorienta quasi tutti: Erto e Casso non è in provincia di Belluno e non è in Veneto. È un comune della provincia di Pordenone, in Friuli Venezia Giulia, a 775 metri di quota. Il confine regionale passa dentro la valle del Vajont. Per chi arriva da Longarone sono venti minuti di strada, ma è un’altra regione, con un’altra segnaletica turistica e un altro ente che gestisce i servizi.

Il centro visite del Parco

A piazzale del Ritorno 3, il centro visite del Parco Dolomiti Friulane ospita due mostre: «Vajont: immagini e memorie», con le fotografie storiche della vita prima del disastro, e uno spazio dedicato alla ricostruzione scientifica della frana, con pannelli, grafici, modelli tridimensionali e materiali multimediali.

  • Da gennaio a giugno: sabato e domenica, 11.00-18.00.
  • Luglio: venerdì, sabato e domenica, 11.00-18.00.
  • Agosto: tutti i giorni dal 24 luglio, 11.00-18.00.
  • Settembre: sabato e domenica, 11.00-18.00.
  • Telefono 0427 87333.

Casso ed Erto Vecchia

Casso è il paese che l’onda ha sfiorato salendo: sta in alto, di fronte alla frana, e non fu travolto ma investito dallo spostamento d’aria. Oggi ci abita una decina di persone. Il borgo si gira solo a piedi — le auto si lasciano all’ingresso — e conserva case diroccate e fondamenta a vista che nessuno ha voluto ricostruire.

Erto, più in basso, fu invece quasi interamente ricostruito, ma il nucleo vecchio resta: case-torre in pietra addossate le une alle altre, vicoli stretti, e il laboratorio di Mauro Corona, scrittore e scultore che di questo paese ha fatto la materia prima di quasi tutti i suoi libri.

Fra i due borghi corre il sentiero del Carbone, la vecchia via che li collegava. Attorno all’invaso c’è invece il giro del lago, un anello di circa 14 chilometri percorribile a piedi, in bici o in auto.

Longarone oggi, che non è solo il Vajont

Longarone ricostruita vista dalla valle del Piave
Longarone oggi: un paese ricostruito da zero negli anni Sessanta e Settanta. Foto: Tiia Monto, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

C’è una cosa che i longaronesi ripetono spesso a chi arriva, ed è ragionevole ascoltarla: Longarone è un paese vivo, non un memoriale. È stato ricostruito da zero, ha poco più di quattromila abitanti, e ha un quartiere fieristico che lo rende noto in tutto il mondo per un motivo che con il 1963 non c’entra niente.

A Longarone Fiere si tiene la MIG, Mostra Internazionale del Gelato Artigianale, che nel 2026 si svolge dal 29 novembre al 2 dicembre. È l’appuntamento storico dei gelatieri, e ha radici locali profonde: dalla valle del Piave e dallo Zoldano sono partiti generazioni di gelatieri emigrati in mezza Europa.

Chi si ferma una notte trova un paese di fondovalle senza pretese, ottimo come base per la zona dei laghi e per la Val di Zoldo, e molto più economico di Cortina.

Come arrivare e quanto tempo serve

In treno. Longarone ha una stazione, Longarone-Zoldo, sulla linea Belluno-Calalzo. È uno dei pochi luoghi della memoria italiani raggiungibili senza auto: dalla stazione al museo e alla chiesa monumentale si va a piedi.

In auto. Longarone è sulla statale 51 di Alemagna, l’asse Belluno-Cortina. Dalla statale si sale alla diga in una decina di minuti; oltre la diga la strada prosegue verso Erto e Casso e la Valcellina.

Quanto tempo. Museo e chiesa a Longarone occupano una mattina. La visita al coronamento più il cimitero di Fortogna riempiono il pomeriggio. Chi vuole aggiungere Erto, Casso e il centro visite del Parco deve mettere in conto una giornata intera, meglio due mezze giornate: la valle è stretta e la luce se ne va presto.

Visitare senza fare turismo del disastro

Il Vajont ha un problema che condivide con pochi altri luoghi in Italia: è diventato una meta, e chi ci vive sente la differenza fra chi arriva per capire e chi arriva per guardare.

Non servono regole complicate. Ne bastano quattro.

  • A Fortogna si sta zitti. Non è un parco: è il cimitero dove sono sepolti i familiari di persone che abitano ancora qui.
  • Le fotografie con i cippi alle spalle non si fanno. Vale anche per il coronamento della diga.
  • Non si chiede ai residenti di raccontare. A Erto e a Longarone quasi ogni famiglia ha perso qualcuno. Se qualcuno vuole parlarne lo fa, ma non è materiale da conversazione al bar.
  • Si paga il biglietto. Museo, centro visite e visite guidate sono ciò che mantiene aperti i luoghi della memoria.

Il 9 ottobre — nel 2026 cade di venerdì — a Longarone si tiene la commemorazione annuale. Il programma dettagliato viene pubblicato dal Comune nelle settimane precedenti e al momento non è ancora disponibile per il 2026: è una data in cui è meglio esserci per partecipare, non per visitare.

Domande frequenti

Si può salire sulla diga da soli?

No. Il coronamento si percorre solo con le visite guidate del Parco Dolomiti Friulane, su prenotazione. La diga resta comunque visibile e fotografabile dall’esterno, dalla strada e dal piazzale della chiesetta commemorativa.

Quanto costa visitare il Vajont?

Il museo di Longarone costa 6 euro (ridotto 4), la visita al coronamento 7 euro. Il cimitero di Fortogna e la chiesa monumentale sono a ingresso libero. Con venti euro a testa si vede tutto.

È una visita adatta ai bambini?

Dipende dall’età e da come la si prepara. Il museo è comprensibile dalle medie in su. Il coronamento è gratuito sotto i 6 anni ma richiede scale e un piano di calpestio grigliato, e non è adatto a chi ha paura del vuoto.

Erto e Casso è in provincia di Belluno?

No: è in provincia di Pordenone, in Friuli Venezia Giulia. La valle del Vajont è divisa fra due regioni, e i servizi turistici fanno capo a enti diversi.

Quando conviene andare?

Da maggio a settembre, se si vuole salire sul coronamento con più scelta di date. In ottobre le visite ci sono solo di domenica, e dal 2 novembre 2026 sono sospese fino alla primavera.

Un posto che non si visita, si attraversa

Alla fine il Vajont non somiglia a nessun’altra tappa delle Dolomiti Bellunesi. Non c’è panorama da conquistare, non c’è cima, non c’è rifugio. C’è una parete di cemento perfettamente conservata, una montagna con un pezzo mancante, e un prato di cippi bianchi a quattro chilometri di distanza.

Chi ci passa mezza giornata torna a valle con un’idea diversa di che cosa siano queste montagne — e di quanto poco basti perché una valle intera smetta di esistere. È il contrario esatto della cartolina, ed è per questo che vale il viaggio.

Continua a scoprire

Immagine di copertina: la diga del Vajont. Foto: Jonathan.astolfi, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.

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