A Ferragosto 2026 gli alberghi della montagna veneta erano pieni all’82,8%. A ottobre, sugli stessi sentieri, si cammina per ore senza incontrare nessuno. È il paradosso più utile da conoscere sulle Dolomiti Bellunesi: la stagione più bella è quella che quasi nessuno prenota.
L’autunno qui non è un ripiego. È il momento in cui i faggi passano dal verde al rame, i larici diventano oro prima di spogliarsi, i torrenti tornano pieni dopo l’estate, l’aria si asciuga e le cime si vedono davvero. In più c’è il bramito dei cervi, ci sono le castagne, ci sono i funghi. E c’è il silenzio.
Questa guida dice dove andare, quando, cosa chiude e cosa resta aperto — con i dati verificati e senza inventare le cose che nessuno pubblica.
Prima cosa da sapere: non esiste un calendario del foliage
Chi promette la data esatta in cui i boschi si accendono sta tirando a indovinare. Nessun ente pubblico veneto pubblica un calendario del foliage, e l’unica serie fenologica alpina istituzionale che abbiamo trovato è valdostana: il monitoraggio ARPA sul lariceto di Torgnon, sessanta larici seguiti dal 2005, registra dal 2019 una tendenza generale al ritardo nell’ingiallimento, quantificata in circa un giorno di ritardo per ogni grado in più nella temperatura media di settembre.
Tradotto: negli ultimi anni i colori arrivano più tardi di quanto dica la memoria dei nonni. La finestra ragionevole va da fine settembre a metà ottobre, ma cambia di anno in anno, di valle in valle e soprattutto di quota in quota.
Larice e faggio non sono la stessa cosa
Ed è una distinzione che cambia dove andare.
Il larice è l’unica conifera europea che ingiallisce e perde gli aghi. Diventa oro, poi arancio, poi spoglio. Nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi i lariceti stanno fra i 1.700 e i 1.900 metri: Piani Eterni, Val del Menegaldo, Monti del Sole, Schiara, gruppo del Prampèr. Per vedere i larici bisogna salire.
Il faggio va sul rosso e sull’arancio, e sta molto più in basso. Nel Parco occupa tre fasce: submontana fra 600 e 1.200 metri insieme al carpino nero, montana fra 1.200 e 1.400 in faggeta pura o con l’abete bianco, altimontana fra 1.400 e 1.600 mescolata ad abete rosso e larice. È il bosco più diffuso del Parco: circa il 30% della superficie boscata.
Quindi: faggio in basso, larice in alto. Chi ha una giornata sola e vuole il colore garantito punti sulle faggete di fondovalle e di media montagna, che si accendono anche quando in quota è già tutto spoglio.
Sei posti dove andare
Il Cansiglio, la faggeta al contrario

L’altopiano del Cansiglio è il posto più affidabile dell’intera provincia per i colori autunnali, e per una ragione che sta nella fisica: l’aria fredda che scende dai versanti interni ristagna nella conca, e la temperatura invece di salire scende man mano che ci si abbassa verso il centro dell’altopiano. Il risultato è un’inversione termica permanente che porta la faggeta a quote in cui altrove non ci sarebbe.
Le depressioni centrali stanno intorno agli 898 metri, i rilievi attorno ai 1.300, e il Monte Croseraz tocca i 1.694. La foresta è gestita da Veneto Agricoltura ed è quella che la Serenissima coltivava per i remi delle galee: il «Gran bosco da reme di San Marco». Si arriva in auto, si cammina in piano, e a fine ottobre è tutta rame.
La Val Canzoi e il lago della Stua
Sul versante feltrino del Parco Nazionale, il sentiero natura ad anello attorno al lago della Stua è 8,4 chilometri per quattro ore, difficoltà E, con partenza e parcheggio a Preton, sopra Soranzén. Il Parco lo indica praticabile da marzo a ottobre: ottobre è l’ultimo mese buono, ed è anche il migliore, perché la faggeta submontana con il carpino nero dà il meglio proprio allora.
Ne parliamo diffusamente nella guida al Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.
Le Vette Feltrine
Dal Passo Croce d’Aune, 1.015 metri, il sentiero CAI 801 sale al Rifugio Dal Piaz in circa tre ore e 980 metri di dislivello, difficoltà E. Il Parco lo indica praticabile da maggio a ottobre. È la salita che attraversa tutte e tre le fasce del faggio e arriva dove cominciano i larici: in una mattina si vede l’intera scala cromatica dell’autunno bellunese.
Attenzione però al calendario del rifugio: il Dal Piaz dichiara apertura quotidiana dal 1° giugno al 20 settembre, e fuori periodo solo weekend e festivi in base al meteo. In ottobre si sale, ma con il pranzo nello zaino.
Il lago Federa e i lariceti sopra Cortina

È il posto più fotografato e, di conseguenza, il meno solitario: il lago Federa sotto la Croda da Lago, con i larici che virano tutti insieme. Poco distante il Larieto di Mietres, che Cortina indica come uno dei lariceti più estesi d’Europa. Vale la pena, ma andateci nei giorni feriali e presto, oppure scegliete uno degli altri cinque posti di questa lista.
L’Alpago e il Nevegàl

L’Alpago offre il Col Indes, la Malga Pian Grande, il Rifugio Semenza e il lago di Santa Croce, che in autunno perde i windsurf e guadagna le nebbie del mattino. Il Nevegàl, la montagna di casa dei bellunesi, ha la seggiovia che porta a Faverghera, a 1.550 metri, e il Giardino Botanico delle Alpi Orientali, nato negli anni Cinquanta. Le date di apertura autunnale della seggiovia non sono pubblicate: conviene telefonare prima.
La Val di Zoldo
La DMO di valle indica quattro posti per i colori: la Val Barance con le faggete e il laghetto del Vach, la Val Prampèr con i larici, la Val di Pecol con la vista sul Pelmo, e il bosco secolare di faggi fra Astragal e Villa. Una nota necessaria: molti sentieri zoldani sono ancora segnati dalla tempesta Vaia, e la stessa DMO rimanda al CAI Veneto per lo stato aggiornato dei percorsi.
Il bramito del cervo, e come non rovinarlo

Fra settembre e ottobre, nella foresta del Cansiglio, i cervi maschi bramiscono. È un suono che si sente a chilometri e che non somiglia a nient’altro. Veneto Agricoltura conferma la presenza «in buon numero» nella foresta e l’avvistabilità al tramonto.
È anche il momento in cui la fauna è più vulnerabile, e le regole non sono consigli. Il vademecum di Veneto Agricoltura dice, testualmente, che è vietato disturbare gli animali e che si tratta di un reato punito dalla legge. Nel dettaglio:
- Silenzio, voce bassa, soprattutto la sera e la notte.
- Gruppi di meno di dieci persone.
- Binocolo, e osservazione dalle postazioni previste.
- Niente luci potenti: solo frontalini e torce a emissione limitata.
- Notifiche del telefono spente.
- Solo sentieri segnati. Vietato creare postazioni fisse o accamparsi.
- Cani a casa.
- Vietato percorrere in auto le strade laterali dell’altopiano.
Le date delle uscite guidate 2026 non sono ancora pubblicate. Per riferimento, nel 2025 NaturalMenteGuide proponeva l’escursione il 2 ottobre dalle 16.30 alle 19.30, con ritrovo al Pian del Cansiglio, 20 euro per gli adulti e 12 per i ragazzi fra 12 e 18 anni, non aperta agli under 12 e con prenotazione obbligatoria due giorni prima. Le guide ufficiali del Parco Nazionale sono invece quelle della Cooperativa Mazarol (telefono 329 0040808).
Funghi e castagne: cosa dice la legge
In Veneto la raccolta dei funghi è disciplinata dalla legge regionale 23 del 1996. In sintesi:
- Massimo 3 kg al giorno a persona in totale, di cui non più di 1 kg di specie a tutela particolare — porcini, ovoli, finferli.
- Servono il titolo di raccolta (cioè la ricevuta del contributo versato) e un documento d’identità.
- Le tariffe di legge vanno da 5 a 12 euro per il giornaliero, da 10 a 50 per il settimanale, da 25 a 100 per il mensile, da 75 a 200 per l’annuale. Li rilasciano le Unioni Montane.
- Sono esenti proprietari, titolari di usi civici, residenti e persone con disabilità ai sensi della legge 104, con documento e autocertificazione.
A titolo di riferimento, l’Unione Montana Bellunese applicava nel 2025 tariffe di 5 euro annuali per residenti e proprietari, 10 euro al giorno, 20 alla settimana e 35 al mese. Le tariffe 2026 non sono ancora pubblicate: verificatele prima di partire.
Dentro il Parco Nazionale il regime è più stretto. Nella zona agro-silvo-pastorale possono raccogliere soltanto proprietari e conduttori con i familiari, titolari di usi civici e residenti od originari dei Comuni del Parco, e solo entro i confini del proprio Comune. I ricercatori hanno bisogno di un’autorizzazione speciale dell’Ente, con domanda entro il 31 gennaio. La raccolta dei tartufi è vietata su tutto il territorio del Parco.
Sulle castagne, invece, non esiste un regolamento regionale veneto specifico: vale il principio generale che nei boschi privati non si raccoglie senza il consenso del proprietario. E vale il buon senso: i castagneti bellunesi sono quasi tutti di qualcuno.
Cosa chiude, e quando
È la parte che rovina più gite. In autunno la montagna si svuota anche di servizi, e conviene saperlo prima.
I rifugi. Il CAI Belluno indica che i propri rifugi sono aperti «di norma da metà giugno al 20 settembre», con adattamenti dei singoli gestori. Il Bianchet, a 1.250 metri, dichiara 1° giugno-30 settembre più i weekend di aprile, maggio e ottobre; il 7° Alpini da maggio a ottobre; il Coldai, sul Civetta, da metà giugno a fine settembre; il Dal Piaz dal 1° giugno al 20 settembre. Da fine settembre in poi si cammina con il pranzo nello zaino.
Gli impianti. Per il 2026 Cortina ha pubblicato le date di chiusura estiva, e sono scaglionate: Skyline il 6 settembre, Piè Tofana-Duca d’Aosta il 13, Fedare al Passo Giau il 15, Cima Tofana il 29 settembre, la seggiovia delle 5 Torri l’11 ottobre e il Falzarego-Lagazuoi il 18 ottobre, l’ultimo a chiudere. Tutte le date sono soggette a variazioni per il meteo.
I passi. Non esiste un calendario di chiusura programmata per Giau, Falzarego, Duran, Staulanza, Fedaia, San Pellegrino e Croce d’Aune: restano di norma aperti, ma possono chiudere senza preavviso per neve, vento o pericolo valanghe. Il riferimento in tempo reale è Veneto Strade. Un dato che invece è fisso: dal 15 novembre al 15 aprile vige l’obbligo di pneumatici invernali o catene a bordo.
I bus. Dolomitibus passa all’orario invernale a metà settembre: la data esatta per il 2026 non è ancora pubblicata. Dal 1° agosto 2026 è inoltre in vigore un nuovo sistema tariffario.
Che tempo fa davvero
I dati sono dell’Atlante climatico del Veneto di ARPAV. Le medie mensili di pioggia e temperatura raccontano una cosa netta: ottobre e novembre sono più piovosi di settembre, quasi ovunque, e novembre è il mese più bagnato dell’autunno.
| Stazione | Pioggia set / ott / nov (mm) | T media set / ott / nov (°C) |
|---|---|---|
| Mel, Valbelluna | 118 / 152 / 161 | 12,2 / 7,9 / 2,6 |
| Feltre | — | 12,5 / 8,2 / 2,9 |
| Sospirolo | 122 / 149 / 154 | — |
| Agordo | 112 / 145 / 164 | 10,2 / 6,1 / 0,9 |
| Alleghe | 101 / 118 / 121 | — |
| Falcade | 99 / 114 / 119 | — |
| Tambre, Alpago | 130 / 160 / 174 | — |
| Longarone | 127 / 153 / 157 | 10,3 / 6,1 / 0,9 |
| Colle Santa Lucia | — | 4,9 / 1,4 / −3,4 |
Due letture pratiche. La prima: settembre è il mese asciutto dell’autunno bellunese, e se il tempo tiene è il migliore in assoluto. La seconda: il gradiente altimetrico è brutale — a fine novembre Colle Santa Lucia è già sotto zero di media mentre a Mel si sta ancora sopra i due gradi.
Va detto anche che il clima si sta muovendo: ARPAV ha classificato il 2024 nel Bellunese come «molto caldo e più piovoso del normale», con 1,5 gradi sopra la media.
E quanta luce resta
Il 1° settembre a Belluno la giornata dura poco più di tredici ore. Il 30 settembre siamo a undici e mezza, il 31 ottobre a dieci, il 30 novembre a meno di nove. Il ritorno all’ora solare cade domenica 25 ottobre 2026, e da quel giorno alle cinque del pomeriggio è già sera.
Un avvertimento che nessuna tabella dà: nei fondovalle stretti del Bellunese il sole sparisce dietro le creste molto prima dell’orario teorico di tramonto. In Val Canzoi, in Val del Mis, in Valle Imperina, a metà ottobre alle quattro del pomeriggio si è già all’ombra. Programmate i rientri con un’ora buona di margine.
Novembre, il mese che non sceglie nessuno

È il mese peggiore sulla carta: il più piovoso, il più buio, quello in cui i rifugi sono chiusi e gli impianti invernali non hanno ancora aperto. Ed è esattamente per questo che è il momento in cui le Dolomiti Bellunesi tornano a essere soltanto sé stesse.
Novembre è la prima neve sui prati ancora verdi, la nebbia che riempie la Valbelluna al mattino e lascia emergere solo le cime, i boschi spogli in cui si vede la forma della montagna. Non è il mese delle escursioni lunghe: è quello delle passeggiate corte, delle finestre di due ore fra una pioggia e l’altra, e delle osterie.
Prima di partire: gli avvisi del 2026
Un fatto da conoscere. L’ordinanza n. 16 del 10 agosto 2026 del Comune di Borca di Cadore ha chiuso i sentieri del versante nord-ovest del Monte Pelmo, interdicendo l’intera area interessata dai crolli, individuata in una planimetria allegata al provvedimento. La chiusura «rimarrà in vigore fino a diverse e future disposizioni». I distacchi si sono succeduti il 10 e l’11 agosto 2026, con ricognizione aerea dell’elicottero dei Vigili del Fuoco e il sindaco Luca Olivotto a bordo.
I numeri dei sentieri interdetti non sono stati resi pubblici dalle cronache: stanno nella planimetria allegata. Chi programma escursioni sul versante nord-ovest del Pelmo chieda direttamente al Comune di Borca di Cadore.
Più in generale, in provincia non esiste un elenco unico e aggiornato dei sentieri chiusi. I riferimenti sono il CAI Veneto, le sezioni CAI locali e i singoli Comuni.
Domande frequenti
Qual è la settimana migliore per il foliage?
Non è prevedibile con precisione, e chi la dà per certa sta indovinando. La finestra ragionevole è fra la fine di settembre e la metà di ottobre, con i larici in quota prima e le faggete di fondovalle dopo. Negli ultimi anni la tendenza è al ritardo.
Si può ancora dormire in rifugio a ottobre?
Quasi mai. La maggior parte dei rifugi bellunesi chiude fra il 20 e il 30 settembre. Qualcuno tiene aperti i weekend di ottobre, ma va verificato con il gestore.
Serve il fuoristrada per i passi in autunno?
No, ma dal 15 novembre servono pneumatici invernali o catene a bordo, ed è un obbligo, non un consiglio. Prima di quella data, se è nevicato, i passi possono chiudere senza preavviso.
Posso raccogliere funghi senza permesso?
No. Serve il titolo di raccolta e un documento. Nel Parco Nazionale la raccolta è riservata a residenti e aventi diritto, entro il proprio Comune, e i tartufi sono vietati ovunque.
Il bramito si può sentire da soli, senza guida?
Sì, dai sentieri segnati del Cansiglio e rispettando il vademecum di Veneto Agricoltura. Ma con una guida si sente meglio e si disturba meno.
La stagione che il turismo non ha ancora scoperto
C’è una asimmetria che è difficile spiegare a chi non è mai stato quassù in ottobre. Le stesse montagne che a Ferragosto vanno prenotate con mesi di anticipo, sei settimane dopo sono libere. Gli stessi sentieri, gli stessi panorami, con in più i colori e senza le code.
Non è un segreto: è solo un’abitudine collettiva che nessuno ha mai messo in discussione. Noi ne abbiamo scritto in Il peso dei troppi, e la conclusione è sempre la stessa — il problema delle Dolomiti non è quanta gente ci va, ma quando.
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Immagine di copertina: la faggeta del Cansiglio in autunno. Foto: Umberto Salvagnin, Wikimedia Commons, CC BY 2.0.

