La Gusèla del Vescovà è la sottile guglia di roccia che si alza sulla cresta del Gruppo della Schiara, a 2.361 metri di quota, nel Comune di Belluno e dentro il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. È alta appena una quarantina di metri, ma la sua posizione — isolata sull’orlo di una grande parete, in bilico su una fessura che ne contorna la base — l’ha resa il simbolo naturale di Belluno e delle Dolomiti Bellunesi. Il nome significa «ago del vescovo» in dialetto bellunese; fu conquistata il 14 settembre 1913 da Arturo Andreoletti e Francesco Jori.
La Gusèla del Vescovà in breve
- Che cos’è: una guglia di roccia dolomitica isolata sulla cresta della Schiara
- Quota: 2.361 m (alcune fonti indicano 2.365 m)
- Altezza della guglia: circa 40 metri
- Dove si trova: Gruppo della Schiara, Comune di Belluno, Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi
- Significato del nome: «ago del vescovo» in bellunese; il nome più antico era Pònta de Prièta, «punta di pietra» (la cote per affilare le falci)
- Prima salita: 14 settembre 1913, Arturo Andreoletti e Francesco Jori, raggiunti in vetta da Giuseppe Pasquali
- Prima salita femminile: Maria Breviglieri, 1925
- Difficoltà della via normale: fino al IV grado
- Base d’appoggio: il Rifugio 7° Alpini, 1.502 m
Dove si trova la Gusèla del Vescovà
La Gusèla sta sulla cresta che separa la Val de Piero dalla Val Vescovà, nel cuore del Gruppo della Schiara, il massiccio che chiude a nord la conca di Belluno. Amministrativamente è territorio del Comune di Belluno; l’intera zona ricade nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, che qui protegge uno degli ambienti più selvaggi dell’intera catena.
È una cosa che colpisce chi arriva da fuori: la montagna simbolo di Belluno non è una cima famosa, ma un ago di roccia di quaranta metri, visibile dalla città a occhio nudo.
Da dove si vede la Gusèla
È ben visibile da Belluno stessa — basta alzare lo sguardo verso nord da Piazza dei Martiri o dal Ponte della Vittoria — e da gran parte della Valbelluna. Si riconosce anche dall’Alpago e da molti punti dell’Agordino. Nelle giornate limpide, verso il tramonto, il profilo si stacca netto sulla parete alle sue spalle: è il momento migliore per fotografarla dalla città.

Come arrivare ai piedi della Gusèla
Il punto d’appoggio naturale è il Rifugio 7° Alpini sulla Schiara, 1.502 metri, in località Pis Pilon: si raggiunge da Case Bortot lungo il sentiero CAI 501 nella Val d’Ardo, in due ore e mezza-tre di cammino su percorso escursionistico. Dal rifugio si prosegue verso la Forcella del Marmol e il bivacco Dalla Bernardina, da cui la guglia si osserva da vicinissimo.
La salita della Gusèla vera e propria è un’altra storia: è un’arrampicata con difficoltà fino al IV grado, riservata a chi ha esperienza alpinistica o si affida a una guida. Per tutti gli altri, la vista dalla forcella è già il premio.
La Gusèla raccontata da Ezio Etrari
Un bell’articolo di Ezio Etrari, scritto per il «Notiziario ai soci CAI di Verona» del gennaio 2014, sulla nostra cara guglia che domina la città di Belluno.
Non è possibile parlare della Schiara senza menzionare il simbolo chela contraddistingue, e che dà una singolare e suggestiva impronta a tutta la cerchia del Gruppo: la Gusela del Vescovà (2361 m.). Piccola, ma arditissima guglia, è ben visibile dalla Val Belluna, dall’Alpago, e da molti punti dell’Agordino.
Benché alta solo 40 m., s’impone per la purezza delle sue linee, per l’isolamento, sull’orlo di una grandiosa parete, nella quale sembra precipitare da un momento all’altro. Minata com’è dalla grossa fessura che ne contorna quasi tutta la base, appare miracolosamente in bilico sulla cresta sulla quale è appoggiata. Come l’imponente mole del Burel timidamente si nasconde nell’impervia e selvaggia Val de Piero (mostrandosi solo all’alpinista che faticosamente percorre quella forra), la spavalda Gusela del Vescovà si concede invece allo sguardo e all’ammirazione anche da chi tranquillamente passeggia tra le vie della città.
Se da Belun se buta su n’ociada
se vede in mez le nuvole, ma ela,
na ponta te la croda sistemada
ciamada Prièta, ancòi Guséla.
No le de zerto come le Tre Zime
e no la val al Domo de Milan,
ma senza paragòi e tante stime
le bela e basta! Enca da lontan!
La è bela ancòi e doman, de dì e de not.
Co piove, co le’ sol, co tira al vent.
Con quei che ghe vol ben la fa zignòt,
ai mone la ghe mostra, inveze, i dent.
omissis…
Queste alcune strofe della poesia con le quali il grande e arguto poeta dialettale Ugo Neri (che ci aveva onorato della sua amicizia) descriveva con facezia la Pònta de Prièta: il simbolo delle sue amate montagne. Noi pure siamo sentimentalmente legati da sincero amore (anche se un po’ ingenuo e romantico) a questo scherzo della natura sul quale abbiamo riversato la nostra giovanile esuberanza. Pònta de Prièta (pietra) o Gusèla (ago)?
La prima dizione è avvalorata dal fatto che la sua elegante e snella forma assomiglia alla pietra cote che serviva per affilare le falci; la seconda (l’attuale denominazione) trova origine da una leggenda. Il vescovo di Belluno, preoccupato che la forma del monolite (certamente opera del diavolo) potesse indurre in immondi pensieri le gentili e caste fanciulle della sua diocesi (preoccupazione comprensibile poichè pure un orbo, a distanza, è in grado di individuarne gli inconfondibili profili), decise che poteva anche assomigliare ad un ago (gusela, in bellunese): un ago portato dagli angeli per ricamare i sacri paramenti. E fu così che la Pònta de Prièta divenne la Gusela del Vescovà (ma nonostante questo castigato e accattivante nome, ha continuato a mantenere i suoi inverecondi profili).
Sono cambiati i tempi, e anche le gentili fanciulle, tanto che ora disinvoltamente la guardano senza arrossire, anzi sono molte quelle che l’affrontano raggiungendone la vertiginosa cima, superando agilmente le serie difficoltà che arrivano fino al 4°. A precederle tutte ci pensò una certa Maria Breviglieri che nel 1925 si assicurò la prima salita femminile. Altra leggenda racconta che Noè ancorasse la sua Arca al comodo monolite emergente dalle sottostanti acque; un’altra ancora vuole la cima ritrovo di streghe sguaiatamente urlanti…
Naturalmente, data la sua visibilità, la Gusèla si era posta all’attenzione dei primi alpinisti già nel 1869, quando, accompagnati da cacciatori, ne raggiunsero la base salendo dalla Val Vescovà. La vista superba che da quella forcella si gode, la descrissero così: Un panorama più vago e più imponente non si può concepire tanto che noi non potevamo staccarci dalla sua contemplazione.
Pur non avendo essi ambizioni di conquistarne la vetta (la loro era una curiosità scientifica), una volta che ne poterono toccare la roccia, ne saggiarono anche le possibilità di salita. Ma desistettero quasi subito. Altri animosi ci provarono in seguito, ma si dovette attendere fino al 1909 per assistere ad un serio tentativo. Nel luglio di quell’anno alcuni ufficiali del 7° Reg. Alpini, salirono fino alla forcella. Con una rudimentale scala tentarono di superare il primo tratto, ma poi dovettero abbandonare ripromettendosi di tornarvi con attrezzature più adatte.
Di quella comitiva faceva parte il S. Tenente Arturo Andreoletti già esperto alpinista.(tra le innumerevoli sue ascensioni è doveroso citare la prima italiana alla Sud della Marmolada, e la magnifica grande prima sulla parete Nord dell’Agner) il quale venne a conoscenza che a Belluno era addirittura sorto un comitato per promuovere la conquista dell’inviolata guglia. Invogliato dagli amici e assicuratosi la partecipazione del grande alpinista fassano Francesco Jori (con il quale nel 1921 vincerà l’immane parete settentrionale dell’Agner), decisero di dare il definitivo assalto alla vergine Gusela. La attaccarono da Nord alle 11,45 del 14 settembre 1913 e alle 13,30 erano in vetta, sulla quale li raggiunse, aiutato dalla corda, Giuseppe Pasquali. Issarono su di un palo il tricolore il cui garrire fu subito notato a Belluno: l’inviolabile Gusela era stata finalmente…violata.
Qualche tempo fa ho voluto ritornare lassù: desideravo costatare se rispondeva a verità quanto si andava affermando circa la stabilità della Ponta de Prièta. In effetti mi sembrò che la fessura si fosse un po’ allargata, ed il pensiero della sua probabile distruzione offuscò la gioia che di solito provavo quando raggiungevo quel magico luogo. La mia tristezza però scomparve quando, raggiunta la cima di quel monolite, dedussi che la caducità (cui tutto e tutti siamo destinati) non implicava alcun svilimento di quanto stavo ammirando dal quell’incomparabile balcone. Ho allora dedotto che la limitazione della possibilità di godimento, anzicchè svilirlo, ne aumenta il pregio. E la gioia scacciò la tristezza.
Se in una sera incantata vi capiterà di assistere, indugiando davanti alla porta del bivacco Dalla Bernardina, ad un festante tramonto, potrete forse sentire lo sciacquio delle acque che s’infrangono sull’Arca, o forse vi sembrerà di udire le streghe urlare sguaiatamente dalla cima della vicinissima Gusela; vi accorgerete però che si tratta del vento il quale, insinuandosi veloce in quella angusta forcella, modulerà suoni e voci rendendoli più gradevoli. Attenuerà poi anche la sua forza per paura di far cadere l’esile guglia. Il tutto accrescerà la suggestione di quel magico luogo, ed allora, nel silenzio del bivacco, una serenità infinita entrerà nei vostri cuori.
Domande frequenti sulla Gusèla del Vescovà
Che cos’è la Gusèla del Vescovà?
È una guglia di roccia alta circa quaranta metri, isolata sulla cresta del Gruppo della Schiara a 2.361 metri di quota, sopra Belluno. È considerata il simbolo naturale della città e delle Dolomiti Bellunesi.
Che cosa significa «Gusèla del Vescovà»?
In dialetto bellunese gusèla vuol dire «ago»: il nome significa quindi «ago del vescovo». Il nome più antico era Pònta de Prièta, cioè «punta di pietra», dalla somiglianza con la cote usata per affilare le falci.
Dove si trova esattamente?
Nel Gruppo della Schiara, sulla cresta fra la Val de Piero e la Val Vescovà, in Comune di Belluno, all’interno del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.
Da dove si vede la Gusèla?
Da Belluno città, da tutta la Valbelluna, dall’Alpago e da diversi punti dell’Agordino.
Chi ha salito per primo la Gusèla del Vescovà?
Arturo Andreoletti e Francesco Jori, il 14 settembre 1913, seguiti in vetta da Giuseppe Pasquali. Un primo tentativo, da parte di ufficiali del 7° Reggimento Alpini, era fallito nel 1909. La prima salita femminile è di Maria Breviglieri, nel 1925.
Si può salire sulla Gusèla?
Sì, ma è un’arrampicata con passaggi fino al IV grado: serve esperienza alpinistica o l’accompagnamento di una guida. Il rifugio d’appoggio è il 7° Alpini.
La Gusèla è stabile?
Alla base la guglia è percorsa da una grossa fessura, e la sua stabilità è da tempo oggetto di osservazione — lo stesso Etrari, nell’articolo qui sopra, racconta di averla trovata leggermente allargata rispetto agli anni precedenti.
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La prima salita del 1913 apre il capitolo dell’arrampicata bellunese, raccontato insieme a tutte le altre discipline in sport nelle Dolomiti Bellunesi.
Da leggere anche: le leggende della Gusela del Vescovà, fra l’Arca di Noè, le streghe della Schiara e i cacciatori dannati.

