A ottantacinque anni dalla morte, una memoria che continua a salire
Ci sono uomini che restano legati alla montagna come le linee più evidenti di una parete: non si cancellano con il tempo, ma diventano riferimento. Emilio Comici è uno di questi. A ottantacinque anni dalla sua morte, avvenuta il 19 ottobre 1940 in Val Lunga, la sua figura continua a parlare a chi frequenta la montagna con rispetto, silenzio e misura.
Nel piccolo cimitero di Selva di Gardena, dove Comici riposa, il tempo sembra rallentare. La sua tomba, da decenni, è meta di un pellegrinaggio discreto e continuo: guide, alpinisti, giovani e anziani, salgono fin lassù non per un rito, ma per un incontro ideale con chi ha saputo dare alla salita un senso che va oltre la conquista.
Dalle grotte alle grandi pareti
La formazione di Emilio Comici non nacque subito sulla roccia verticale. Prima vennero le grotte. Socio della Società Alpina delle Giulie, iniziò come speleologo nel GARS, il Gruppo Alpino Ragazzi Speleologi. Fu lì che imparò l’attenzione, la prudenza, la fiducia nel compagno: qualità che porterà poi sulle pareti delle Alpi Giulie e, soprattutto, delle Dolomiti.
Le Dolomiti divennero la sua casa ideale. Qui scelse di diventare guida alpina e di vivere quotidianamente la montagna. Non cercava la difficoltà fine a se stessa, ma la linea giusta: la via più diretta, più logica, più elegante. Una scelta che era tecnica, ma anche morale.
La salita come stile
Per Comici l’arrampicata non era una sfida violenta alla montagna, ma un dialogo. Il gesto doveva essere armonico, fluido, quasi naturale. Da qui il soprannome che lo accompagna ancora oggi: “il poeta della Dolomite”.
Le sue vie, percorse e rispettate ancora oggi, non colpiscono solo per l’impegno, ma per la bellezza del tracciato. In un’epoca di cambiamento dell’alpinismo, Comici seppe indicare una strada fatta di stile, misura e consapevolezza. Valori che restano attuali.
Maestro e uomo di comunità
Accanto al grande alpinista viveva il maestro. Emilio Comici dedicò tempo ed energie alla formazione dei giovani, convinto che la montagna dovesse essere scuola di carattere prima ancora che palestra atletica. Nella Val Rosandra contribuì alla nascita di una vera scuola di arrampicata, lasciando un’impronta profonda.
Fu anche uomo delle istituzioni. Nel suo ruolo pubblico seppe guadagnarsi la stima e l’affetto della popolazione locale, dimostrando che l’amore per la montagna può andare di pari passo con il senso di responsabilità verso la comunità. Un aspetto che lo rende particolarmente vicino alla sensibilità alpina.
Un libro che torna a parlare
A mantenere viva la voce di Emilio Comici contribuisce oggi il ritorno in libreria di Alpinismo eroico, pubblicato originariamente da Hoepli nel 1942 e ora riproposto in ristampa anastatica della prima edizione.
Il volume, curato dal Comitato nazionale del C.A.I. per le onoranze a Emilio Comici, raccoglie tutti gli scritti dell’alpinista triestino, in particolare le relazioni delle salite compiute tra il 1925 e il 1940. Pagine che non sono semplici resoconti tecnici, ma riflessioni profonde sul senso dell’alpinismo.
La nuova edizione è arricchita dalla prefazione di Angelo Manaresi, storico presidente del C.A.I., dalla postfazione di Spiro Dalla Porta-Xydias, profondo conoscitore della figura di Comici, e dagli interventi di grandi protagonisti dell’alpinismo come Julius Kugy, Tito Piaz e Giuseppe Pirovano. Chiude il volume il saggio Comici e l’alpinismo del sesto grado di Marco Albino Ferrari, che aiuta a collocare l’eredità di Comici nella storia dell’alpinismo moderno.
La lettera di Severino Casara e il “libro di vetta”
Nel 1965 Severino Casara, scrittore e alpinista, dedicò a Emilio Comici una lettera intensa e profondamente alpina, che resta uno dei documenti più autentici del suo ricordo. Scriveva:
«Il 19 ottobre scorso (1961), ventunesimo anniversario della scomparsa di Emilio Comici, sono salito a Selva Gardena sulla sua tomba che ho trovato come sempre a colma di fiori. Una busta raccoglieva biglietti e carte firmate da molti visitatori, biglietti e carte che purtroppo il tempo presto consumerà. Vorrei proporre alla sede centrale del CAI di dedicare alla tomba di questo grande figlio un libro di vetta dove tutti potranno porre la loro firma e scrivere un pensiero. Accostarsi alla tomba di un compagno caduto è come accostarsi all’altare di una cima. Molti anni fa sulla tomba di Cesare Capuis, altra grande anima dei monti che riposa nel cimitero di Fusine di Zoldo, entro un incavo del masso dolomitico, abbiamo disposto un libro di vetta ed è commovente sfogliarlo e leggervi i nomi di amici, alpinisti e valligiani che si sono recati a visitarlo. Mi auguro inoltre che il comune di Selva e Santa Cristina pongano una lapide sulla parete del municipio di Selva a ricordare Emilio Comici, il podestà che ha onorato la valle ed è stato tanto amato dalla popolazione.»
In queste parole c’è tutto lo spirito alpino del ricordo: la montagna come luogo sacro, la memoria come gesto condiviso, la continuità tra chi è salito prima e chi sale dopo.
Il ricordo di Cesare Capuis
Casara richiama, non a caso, la figura di Cesare Capuis, altra grande anima delle Dolomiti, noto per le sue scalate e tragicamente scomparso il 26 giugno 1932 sulle Torri di Alleghe. La sua tomba, a Forno di Zoldo, è ancora oggi luogo di raccoglimento, incastonata nella roccia dolomitica come a voler restare parte della montagna che tanto aveva amato.
Il “libro di vetta” posto lì, sfogliato nel silenzio, racconta una memoria viva fatta di nomi, di pensieri semplici, di rispetto. Un modello che unisce Comici e Capuis, due uomini diversi ma accomunati dallo stesso modo di intendere la montagna: con umiltà, coraggio e stile.
Una memoria che continua a salire
A ottantacinque anni dalla morte di Emilio Comici, il suo insegnamento resta saldo come un chiodo ben piantato. Insegna la misura, il rispetto, la bellezza del gesto, il valore del compagno di cordata. Valori che gli Alpini conoscono bene e che continuano a trasmettere.
Finché qualcuno salirà verso una parete, o si fermerà in silenzio davanti a una tomba di montagna, Emilio Comici continuerà a camminare con noi, lungo i sentieri alti della memoria.

