Via Niccolò Crepadoni

“Belluno, 26 Giugno 1916

Ill.mo Signor Sindaco della città di Belluno

Non sappiamo comprendere come in momenti di sì fortunoso patriottismo nazionale, e come, ancora, dopo oltre un anno di guerra, si possa trovare in una citta Veneta! una strada portante il nome di Via Tedesca.-
Fidiamo, che con giusto spirito di patriottismo, sia accettato il nostro reclamo.-

Ossequiosi

Alcuni cittadini e Automobilisti”

Così citava una lettera di reclamo all’allora sindaco di Belluno, da parte di un comitato di cittadini, che portò al cambio del nome della via da Via Tedesca a Via Niccolò Crepadoni.

Errore nel quale caddero nel 1916 in piena Grande Guerra amministratori e cittadini bellunesi, mal intepretando l’antica denominazione di una via del centro storico, la Via Tedesca risalente in verità all’epoca veneziana, probabile ricordo dell’esistenza in loco di un Fondaco dei Tedeschi utilizzato dai mercanti d’Alemagna per deposito e vendita delle loro merci.

Posta nel centro storico di Belluno, a pochi metri da Piazza dei Martiri e Porta Dojona, Via Nicolò Crepadoni collega Via Tomaso Catullo con Via Cipro.

Niccolò Crepadoni

Fu comandante delle truppe venete nel 1487 alla battaglia di Caprile ove vinse le forze austriache. E’ sepolto nella chiesa di Santo Stefano.

Edificò Palazzo Crepadona-Carrer, trasformando una serie di edifici del centro storico in un palazzo nobiliare cinquecentesco, di cui l’altana conserva forse l’impianto di una delle antiche torri, che sopravanzavano le mura cittadine.

Resti degli affreschi originari si possono ancora scorgere al piano terra e al primo piano.

Sotto il porticato del cortile è stato collocato dal 1981 il sarcofago romano di C. Flavio Ostilio Sertoriano e di sua moglie Domizia, del III secolo, rinvenuto nel 1480 scavando le fondamenta del campanile di S. Stefano, già precedentemente innalzato su colonne in piazza Duomo, tra cattedrale e palazzo comunale, e poi di fianco alla stessa chiesa di Santo Stefano.

La Crepadona attualmente è sede della Biblioteca civica e del centro culturale cittadino.

La corte interna di Palazzo Crepadona, ora coperta, dopo il restauro (Foto Amico del Popolo)

Esponenti della famiglia Crepadoni sono documentati nell’organo consiliare cittadino sin dal 1378, in cui furono presenti sino al 1814, anno in cui morì l’ultimo rappresentante, Giuseppe, morto senza discendenza nel 1814. Il primo della famiglia che si intitolò ‘Ceccatus’ fu Giovanni Antonio nel 1450.

Diversi esponenti appartennero all’ordine militare e si fregiarono del titolo di ‘equites’, cavalieri: in particolare ricorda il Piloni al Libro VII : “…sopra la galea del Generale militò Christoforo Cecato Bellunese della nobile famiglia Carpedona, il qual così valorosamente si portò in quelle fattioni, et fu tanto grato a quel Signore, che vive ancuodì fresca la memoria appresso li descendenti del Generale… Era Christoforo stretto parente di Pietro da Pesaro Proveditor di terra ferma et sotto il suo governo havea militato per un tempo Venturiero con tre cavalli all’impresa di Cremona. Fu suo pronepote Antonio Cecato il quale l’anno 1571, con vinticinque soldati a proprie spese nella guerra contro Turchi servite Venturiero nell’armata de Venetiani, rinfrescando con questo la memoria delli suoi Antecessori et specialmente di Niccolò Ceccato il quale havendo in Toscana con Carlo di Montone et poi nel Perusino con il Malatesta militato eletto poi capo delle genti Bellunesi scacciò Tedeschi che haveano preso Caprile et corseggiavano tutto quel paese”.

Un ramo della famiglia Crepadoni, quindi, si chiamò anche Ceccati e si estinse con Giuseppe nel 1814, benefettore dell’ospedale di Belluno, di cui si conserva un ritratto d’ignoto e un disegno di Galeazzo Monti.

L’archivio di famiglia pervenuto consiste in quattro registri relativi alla gestione patrimoniale datati dalla metà del ‘500 al primo decennio del secolo XVII; nell’ambito del fondo manoscritti della Biblioteca civica di Belluno sono conservate due cronache cittadine redatte nel secolo XVII.

Note storiche riporyano che “Pensando al vescovo conte e ai nobili Crepadoni, degli Azzoni e Doglioni”, che riguardano “i luoghi del potere di Belluno” che maggiormente hanno avuto a che fare con la storia del Baliato dai Coi, e fra questi il palazzo dei nobili Crepadoni allora detti Carpedoni che – fra l’altro – “avevano la proprietà del colle sovrastante la chiesa di San Nicolò di Fusine enel cui appezzamento venne ricavato il Libero Maso dei de Zanet di Col, forse loro scudieri…”.

Concludiamo con due curiosità riportate dal sito siusa.archivi.beniculturali.it:

“I fratelli Antonio e Tristano Ceccati del defunto magnifico cavaliere Giovanni affrancano una pensione livellaria annua di 2 staia di frumento e un agnello per la somma di 1000 lire dal nobile Francesco Crepadoni figlio di Andrea notaio, 1601 set. 13”

“Il vescovo e conte di Feltre e Belluno Enrico Scarampi da Asti conferisce a Crepadono del fu Nicolò Crepadoni cittadino bellunese il chiericato di Santa Maria di Agordo vacante dopo la morte di Vittore Fantin da Venezia”..

 

LE ATTIVITA’ COMMERCIALI DELLA VIA

Lungo Via Niccolò Crepadoni e nelle vicinanze puoi trovare le seguenti attività commerciali:

 

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