Dal Monte Rite sono spariti i cimeli del Museo nelle nuvole. Resta un contenzioso da quasi centonovantamila euro e una domanda scomoda: quanto deve, la famiglia di un ex “eroe”, alla comunità che gli ha dato un tetto? Con un’eredità a Bolzano e un conto aperto a Belluno?
C‘è qualcosa di crudelmente simbolico nel forte di Monte Rite tornato vuoto. Fu costruito per resistere a una guerra, l’ex forte corazzato della Fortezza Cadore-Maè a duemilacentottantuno metri; svuotato dalla storia quando i cannoni tacquero; ripopolato nel 2002 di picozze, ramponi, scarponi, borracce e delle fotografie delle pareti scalate dal «re degli Ottomila».
Oggi è svuotato una seconda volta.
Non da un esercito, ma dagli incaricati di una società. Le «reliquie» — come le chiamava lui stesso — se ne sono andate. Restano le sagome alle pareti e una serratura cambiata in fretta, per evitare sorprese.
I fatti, ridotti all’osso, sono questi. Il Museo nelle nuvole non riaprirà: per la prima volta in ventiquattro anni la stagione non parte, ferme le navette, chiuso il rifugio.
● I numeri del contenzioso
Il Comune di Cibiana di Cadore — trecento anime, proprietario dell’immobile — reclama i canoni arretrati e le penali maturate. Dopo le dimissioni del sindaco è arrivato il commissario prefettizio, che ha chiesto il conto.
La famiglia replica che la chiusura nasce da una vicenda interna ai Messner e da un risanamento contabile, non dal contenzioso; che i cimeli li hanno portati via gli eredi; e Reinhold, ottantun anni, tace e affida tutto agli avvocati.
● Il museo in cifre
Ma il punto, per chi vive in questi paesi, non è la cifra. È la sproporzione.
Una comunità di trecento abitanti rimette in piedi un forte della Prima guerra mondiale, ci mette soldi pubblici, il suo sudore e l’orgoglio, e consegna le chiavi all’alpinista più famoso del mondo.
Quel museo diventa il motore di un’economia intera: rifugi, sentieri, navette, posti di lavoro, famiglie che campano sul traffico estivo. La montagna offriva il panorama; il paese ci metteva il resto.
E poi? Per un affitto da cinquemila euro l’anno — quanto costa, a valle, l’affitto di un bilocale qualunque — il patto si è rotto.
● Cosa resta chiuso quest’estate
✕ Il Museo nelle nuvole (MMM Dolomites), per la prima volta dopo 24 anni
✕ Il servizio navette che saliva al Rite
✕ A valle, il Campo base e il Taulà (ristorante e centro congressi)
Sul Rite ora si sale solo a piedi, circa due ore dal Passo Cibiana. La serratura del museo è stata cambiata nei giorni scorsi. Da chi?
E non è una storia di chi non poteva pagare.
I bilanci depositati della società che governa il circuito Messner — la MMM Mountain Museum GmbH, con sede in Alto Adige — fotografano un’impresa florida: ricavi intorno ai due milioni e mezzo l’anno e utili netti in crescita costante, oltre mezzo milione di euro nel 2024.
Per una macchina così, cinquemila euro di canone valgono l’utile di poco più di tre giorni di lavoro; i centonovantamila reclamati, quattro mesi scarsi.
Non è la capienza che manca: è la volontà.
● I conti a confronto
Ricavi 2024: ≈ 2,5 mln € · Patrimonio netto: ≈ 4,9 mln € · Utili netti: 386mila (2022), 530mila (2023), 556mila (2024).
Dati di bilancio della MMM GmbH, società del circuito dei sei musei Messner (sede in Alto Adige).
C’è poi un secondo dato che dice quasi tutto, perché il denaro può attraversare un territorio senza fermarsi, ma il lavoro no.
L’organico stabile di quella società è interamente sudtirolese: undici addetti a Bolzano, gli altri distribuiti tra Brunico, Castelbello, Marebbe e Stelvio — un comune per ciascuno dei musei dell’Alto Adige.
A Cibiana di Cadore, dove sorge il Museo nelle nuvole, i dipendenti registrati sono zero. Belluno ci ha messo il forte, la storia e il panorama; sui libri della società, in cambio, non risulta nemmeno un posto di lavoro.
● Dove lavora la società (per comune)
Organico della MMM GmbH per comune: tutti gli addetti stabili sono in Alto Adige; a Cibiana, sede dell’unico museo bellunese, nessuno. (Quote risultanti dai dati camerali)
E di chi è, oggi, tutto questo? Qui la vicenda diventa quasi un romanzo.
Nel 2019 Reinhold Messner decise di trasferire ai figli, da vivo, gran parte del proprio patrimonio, musei compresi — una scelta di cui si è poi amaramente pentito, fino a dichiarare di non poter più nemmeno entrare nel proprio museo, di essere stato «buttato via».
Oggi la società del circuito è in mano alla figlia Magdalena, che ne detiene il 72% ed è amministratore unico, e all’ex moglie Sabine Stehle (21,28%); al fondatore resta una quota simbolica, il 6,72%.
Il nome sul portone è ancora «Messner»; la mano sui conti — e sulla decisione di non saldare Cibiana — è quella di chi quel nome l’ha ereditato.
● Chi possiede oggi i musei (assetto societario)
Quote risultanti dai dati camerali. Nel 2019 Messner aveva donato ai figli gran parte del patrimonio, musei compresi; da allora una nota frattura familiare.
Conviene dirlo chiaro, perché vale ben oltre Cibiana.
Nelle nostre vallate accade spesso che arrivi il grande nome, pianti la sua bandiera, apra la sua attività — e la piccola comunità, lusingata di ospitare la leggenda, si pieghi in quattro. Concede, agevola, restaura, aspetta. Salvo poi ritrovarsi, qualche anno dopo, con le sale vuote e un buco nel bilancio.
La scia che certe imprese lasciano dietro di sé non si misura in vette conquistate, ma in stagioni perse, in rifugi chiusi, in conti che non tornano per chi non aveva alternative.
Non è un processo a un uomo — tanto più che quell’uomo, ormai, di quella società possiede meno del sette per cento. È una questione di misura, e di responsabilità.
La grandezza di un’impresa si vede anche — forse soprattutto — nei debiti più piccoli che onora, in quel rispetto elementare verso chi le ha dato un tetto quando ne aveva bisogno. Le imprese vanno e vengono; la fiducia di un paese, una volta tradita, non si riconquista con una scalata.
Il forte, intanto, è di nuovo lassù: silenzioso, serrato, in attesa. Ha resistito a una guerra e a un secolo di nevi. Sarebbe paradossale che a metterlo in ginocchio, alla fine, fosse una ricevuta non firmata.
Il panorama, sul Rite, lo regala Dio.
Il conto, però, lo presenta il Comune. E i conti, anche per gli eredi dei re, prima o poi si pagano.
Fonti: ricostruzione sulla stampa locale e nazionale (2024-2026). Le cifre del contenzioso — circa 190.000 € reclamati, 5.000 € di canone annuo, 100 € di penale giornaliera, mancati pagamenti dal 2014 — sono quelle contestate dal Comune di Cibiana di Cadore; la famiglia Messner offre una lettura diversa della chiusura e Reinhold Messner non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sul contenzioso. I dati economici, sull’organico e l’assetto societario si riferiscono alla MMM Mountain Museum GmbH (P.IVA IT02398650214), società con sede in Alto Adige che fa capo al circuito dei sei musei, e risultano dai dati camerali: fotografano l’intera impresa-museo Messner, non il solo sito del Monte Rite. La donazione del patrimonio ai figli (2019) e la successiva frattura familiare sono ricostruite sulla stampa, anche su dichiarazioni dello stesso Messner.


In effetti c’e’ una sproporzione, per 5000 euro l’anno non si puo’ mandare all’aria l’intero sistema turistico del Rite. Questo vale per i Messner, ma anche per il Comune.
Buongiorno
Con rammarico leggo che il Rifugio resterà chiuso per tutta l’estate… ???
Io sono il gestore che ha vinto l’appalto e sono in attesa di riaprire il rifugio in cima al Rte , perché divulgate notizie false ?
Grazie
Buonasera Giorgio,
abbiamo ripreso le notizie come riportato sulla stampa.
Nulla di più.
Abbiamo comunque provveduto a togliere la riga con cui si citava il Rifugio.